Fuori dalla deflazione grazie alle Abenomics

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Gli effetti della Abenomics si fanno sentire sull’economia giapponese. L’intervista a Cédric Le Berre, senior analyst di Union Bancaire Privée – UBP,  che fa il punto sulle evoluzione del mercato del Sol Levante.

 

Quali sono in questa fase i punti di forza dell’economia giapponese e la sua Abenomics?
L’Abenomics continua a svolgere un ruolo importante. Sebbene meno visibili, le politiche volte a interrompere la spirale deflazionistica stanno gradualmente riformando il Giappone e le sue aziende ne stanno traendo un importante beneficio. Le misure anti-deflazionistiche introdotte dall’Abenomics l’hanno premiato con un alto grado di riconoscimento e nonostante i recenti scandali, Abe è sulla buona strada per raggiungere il suo obiettivo di ristrutturare l’economia e portare il Paese fuori dalla deflazione. Inoltre, il consistente stimolo monetario della BoJ aumenterà ulteriormente i benefici di diverse riforme.

Quali sono le riforme più significative?
Riforme strutturali economiche della Abenomics, come la riduzione delle imposte per le imprese e quelle volte a un miglioramento della corporate governance, sono tra le più ambiziose su cui Abe sta spingendo. Anche gli utili societari stanno migliorando. Ciò è dovuto al fatto che l’amministrazione delle aziende sta prestando più attenzione al potenziamento del valore delle imprese, che è in parte dovuto a una migliore corporate governance. Come prova di ciò, l’anno fiscale del 2017 sembra destinato a registrare il più alto margine ricorrente di sempre sui rapporti di vendita delle società giapponesi.

Qual è l’orientamento dei mercati?
L’impatto derivante dai tassi di interesse negativi decisi dalla BoJ e dalle politiche di controllo sulla curva dei rendimenti è ancora fortemente percepito nel mercato obbligazionario. Per quanto riguarda l’azionario, il mercato giapponese mantiene valutazioni leggermente più basse dei suoi competitori globali. Il Giappone, sostenuto da una ripresa della crescita economica globale guidata dagli Usa e più recentemente dai mercati emergenti, è molto ben posizionato grazie al suo orientamento verso l’esportazione di prodotti di alta qualità.

Su quali asset puntare e perché?
Preferiamo le azioni alle obbligazioni in quanto gli utili societari delle aziende giapponesi stanno crescendo sostenuti da una solida espansione dell’economia globale. Le valutazioni peraltro non sono impegnative. Inoltre, indicatori come i price/earnings ratio non sono sopravvalutati rispetto a quelli di altri mercati sviluppati. La corporate governance, poi, che era rimasta indietro rispetto a quella delle altre economie avanzate, sta migliorando e ciò sta portando le aziende giapponesi verso una redditività migliore. Riteniamo che ciò potrebbe portare gli investitori a riconsiderare la propria posizione sulle azioni giapponesi.

Quali sono le previsioni sullo yen?
Prevediamo una leggera svalutazione dello yen per via della direzione presa dalle politiche monetarie. Infatti, mentre la Fed si sta muovendo dai rialzi dei tassi verso un tapering e la Bce sta riducendo gli acquisti, la BoJ ha invece optato per il proseguimento di una politica accomodante. Tuttavia, i mercati valutari potrebbero risultare volatili nel breve periodo, a causa dei rischi geopolitici creati dalla Corea del Nord. Il nostro target per la fine dell’anno è di 115 yen per dollaro e di 120 yen entro fine 2018 e queste politiche monetarie differenti negli Stati Uniti e in Giappone sono alla base della nostra previsione.

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