Un gioco a somma zero

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Gli effetti di una guerra commerciale su vasta scala si estenderanno ben oltre gli Stati Uniti e la Cina, minacciando stagflazione in tutto il mondo.

Quando il commercio si interrompe, perdono tutti. I nostri calcoli mostrano che una guerra commerciale su vasta scala tra gli Stati Uniti e la Cina – che riteniamo ancora improbabile – potrebbe portare l’economia globale nella stagflazione e determinare un forte calo dell’azionario mondiale.

Il nostro modello, basato sulle stime del Fondo Monetario Internazionale (FMI), mostra  che se una tariffa del 10% sul commercio statunitense venisse completamente trasferita al consumatore, l’inflazione globale aumenterebbe di circa lo 0,7%1. Questo, a sua volta, potrebbe ridurre gli utili societari  del 2,5% e tagliare i multipli prezzo / utili delle azioni fino al 15%. Tutto ciò significa che l’azionario mondiale potrebbe scendere del 15-20%,  assumendo che i rendimenti dei bond USA salgano il linea con l’inflazione. Tale scenario farebbe di fatto tornare indietro l’orologio del mercato azionario mondiale di tre anni. In simili circostanze, ne risentirebbero maggiormente le azioni degli esportatori cinesi e le azioni cicliche statunitensi, in particolare settori costosi come i beni voluttuari.

Tuttavia, l’impatto di una guerra commerciale si farà sentire  ben oltre le due maggiori economie del mondo. In alcuni casi, economie aperte come Taiwan, Corea del Sud e Singapore  in Asia e Ungheria, Repubblica Ceca e Irlanda in Europa potrebbero essere più vulnerabili di Stati Uniti e Cina (vedi grafico).

Tasso di partecipazione alla catena del valore globale*, quota  % delle esportazioni totali.

*Definito dall’Organizzazione Mondiale del Commercio  (OMC o WTO), come la somma  del valore aggiunto  estero delle esportazioni di un Paese e del valore aggiunto  fornito alle esportazioni di altri Paesi.  Fonte: Pictet  Asset Management, CEIC, Thomson Reuters Datastream.

Il quadro  che emerge dalla nostra  analisi è simile a quello che gli investitori hanno precedentemente sperimentato. La storia dei mercati  finanziari mostra  che l’innalzamento di barriere  commerciali è negativo per i mercati  azionari: ad esempio, a metà del 1971, lo S&P500 scese del 10% nei tre mesi dopo che il presidente statunitense Richard Nixon impose una tariffa del 10% sulle importazioni.

Come ha giustamente osservato il Direttore Operativo dell’FMI Christine Lagarde, in una guerra commerciale non vince nessuno.

 

A cura di Pictet Asset Management: https://www.am.pictet/it/italy/intermediary  

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