Le previsioni in vista del meeting della Fed

Cosa aspettarsi in vista dell'imminente conferenza stampa che seguirà il meeting della Fed e della decisione, ormai quasi certa, di un ulteriore rialzo dei tassi
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Cosa aspettarsi in vista dell’imminente conferenza stampa che seguirà il meeting della Fed e della decisione, ormai quasi certa, di un ulteriore rialzo dei tassi.

Oggi la Fed annuncerà la sua decisione di politica monetaria. Il consenso per un rialzo di 75 punti base è ormai consolidato da tempo, quindi il vero punto cruciale della conferenza stampa sarà rappresentato da tre elementi: se ci sarà qualche segnale di rallentamento del ritmo di rialzo nella riunione di dicembre; se la Fed è pronta ad accettare un tasso terminale più alto di quello indicato dal dot plot di settembre; il livello di comfort della Fed rispetto al calo di alcune condizioni economiche delle ultime settimane.

Cosa è cambiato dalla riunione di settembre?

Blerina Uruci T. Rowe Price meeting della fed
Blerina Uruci, U.S. Economist, T. Rowe Price.

Per quanto riguarda i dati, la Fed ha avuto a disposizione solo un rapporto sull’inflazione e sull’occupazione da settembre, ed entrambi gli indicatori hanno sorpreso al rialzo. Nel terzo trimestre, i dati sul PIL hanno registrato una buona tenuta dell’attività complessiva, anche se la spesa per i consumi è rallentata. L’indicatore sul costo dell’occupazione per il terzo trimestre si è mantenuto su livelli coerenti con un’inflazione salariale elevata, con i primi segnali di un picco. Sul versante negativo, il mercato immobiliare rimane sotto forte pressione. I dati sull’inflazione e sul mercato del lavoro da settembre non richiedono di per sé una riduzione del ritmo dei rialzi. Tuttavia, il livello dei tassi di interesse è ora molto più alto rispetto a quando la Fed ha annunciato il rialzo di 75 punti base a giugno. Ciò avrà implicazioni per il ritmo degli aumenti dei tassi di interesse in futuro. Nel lungo periodo, purtroppo sarà necessario un aumento della disoccupazione e una crescita inferiore al potenziale se la Fed vuole riportare l’inflazione verso i livelli target. Tuttavia, questo aspetto ha una connotazione politicamente sensibile che potrebbe creare difficoltà in futuro.

Per quanto riguarda i mercati, nelle ultime settimane abbiamo assistito ad una maggiore volatilità, ad un rafforzamento del dollaro che ha portato a interventi valutari da parte di alcuni dei principali partner commerciali degli Stati Uniti e alle crisi del liability-driven investing (LDI) e dei Gilt (titoli di Stato) nel Regno Unito. Tutti questi elementi hanno fatto riflettere la Fed, che sta valutando più approfonditamente le implicazioni del suo ciclo di inasprimento per la stabilità economica. A questo proposito, la Fed deve trovare una strategia credibile per bilanciare la lotta all’inflazione e il mantenimento del funzionamento del mercato.  Potrebbe riuscirci: il Regno Unito sembra averlo fatto, con un contesto fiscale molto più precario, ma la Fed e il Tesoro preferirebbero non trovarsi in questa posizione.

Meeting della Fed, cosa aspettarsi

Prevedo un aumento del tasso sui Fed fund (FFR) di 75 punti base, al 3,75% – 4,0%. Inoltre, mi aspetto la ripetizione del mantra del “più alto per più tempo“: la Fed non vuole che i mercati inizino a prezzare tagli dei tassi subito dopo che questi hanno raggiunto il loro picco; a mio avviso, il messaggio del dot plot riguarda più il “più alto per più tempo” che il tasso finale.

Poi, dovrebbero essere chiarite le condizioni necessarie per ridurre il ritmo dei rialzi a 50 punti base. Ribadendo quanto scritto a settembre, il livello del FFR dovrebbe aiutare la Fed. Il rialzo “rapido” era appropriato quando i tassi erano al di sotto della neutralità (tra il 2,0% e il 2,5%), ma un aumento “mirato” sarebbe più adatto ora che i tassi d’interesse sono restrittivi, l’edilizia abitativa sta subendo una brusca correzione e la spesa dei consumatori sta rallentando. La Fed deve comunicare ai mercati che il rallentamento del ritmo degli aumenti è un passo successivo naturale e non una mossa dettata dal panico. Dopo la riunione di novembre, il limite superiore del FFR sarà pari al 4,0%, che rientra nell’ambito di un “orientamento di politica monetaria restrittivo”.

Una sorpresa da falco sarebbe che la Fed indicasse come probabile un rialzo di 75 punti base nella riunione di dicembre. Al contrario, una sorpresa dovish sarebbe una mancata chiara indicazione da parte della Fed sul fatto che i rialzi dei tassi d’interesse saranno lo strumento principale per combattere l’inflazione, utilizzando invece operazioni mirate.

Conclusioni

La Fed si trova tra l’incudine e il martello. Il problema principale è come diminuire il ritmo dei rialzi dei tassi senza dare l’impressione di essere morbida nei confronti dell’inflazione. Nella riunione di dicembre, la Fed avrà l’opportunità di trasmettere un messaggio “da falco” che prevede un rallentamento del ritmo dei rialzi dei tassi (cioè un aumento di 50 punti base) ma una revisione al rialzo del tasso finale. Dato che i mercati hanno già prezzato un tasso finale più vicino al 5%, la Fed potrebbe agire senza sconvolgere eccessivamente i mercati. È importante notare, tuttavia, che rallentare il ritmo dei rialzi dei tassi non significa sospenderli o tagliarli rapidamente dopo il picco del ciclo.

La migliore ipotesi in vista del meeting della Fed

La Fed vorrà lasciare aperte le sue opzioni per la riunione di dicembre e non allentare prematuramente le condizioni finanziarie. Pur pensando al funzionamento del mercato, la Fed vuole essere preparata al peggio senza segnalare prematuramente un cambio di rotta sulle preoccupazioni economiche quando l’inflazione è ancora così alta. La Fed vuole che il primo trimestre del 2023 sia un momento di pausa per valutare gli effetti della sua politica restrittiva sull’economia in generale. Per realizzare il suo prossimo cambio di rotta senza disordinare i prezzi, la Fed deve ‘preparare’ gli indicatori per un cambiamento nel suo approccio. Se dovesse ancora vedere “prove chiare e convincenti” che l’inflazione sta scendendo su base sostenuta, potrebbe facilmente scivolare verso un tasso terminale significativamente superiore al 5%.

A cura di Blerina Uruci, U.S. Economist, T. Rowe Price.

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