Investimenti responsabili come strategie mainstream

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La domanda di strategie d’investimento responsabile è aumentata negli ultimi anni. Tuttavia, diversi fattori continuano ad alimentare un certo scetticismo, frenando l’accettazione degli investimenti responsabili (IR) come strategie mainstream.

Per imprimere una svolta decisiva, occorre che il settore nel suo complesso si impegni a fornire un’offerta più strutturata e trasparente.

La logica alla base degli IR è chiara: le aziende ben gestite o in miglioramento che guardano al futuro saranno
più probabilmente in grado di generare rendimenti superiori e maggiormente sostenibili nel lungo periodo. Si
afferma spesso che gli IR o l’integrazione di fattori ambientali, sociali e di governance (ESG) in un investimento possano produrre performance migliori, e poiché questo punto non è più messo in discussione, qualsiasi approccio venga proposto è conseguentemente ritenuto valido. Tuttavia, l’enorme varietà di approcci applicati sotto le insegne dell’investimento responsabile ha creato un clima di incertezza e scetticismo sui vantaggi in termini di performance che, semmai, si sta intensificando. Ciò nonostante, la domanda di strategie IR continua ad aumentare.

Secondo uno studio europeo del 2016 sugli IR condotto da Eurosif, fra il 2013 e il 2015 gli attivi investiti in una vasta gamma di strategie IR sono aumentati dell’11%, passando da EUR 9.900 miliardi a EUR 11.000 miliardi. Da allora tale crescita è continuata e si prevede che proseguirà ulteriormente, sia sul lato della domanda che sul fronte dell’offerta.

Concorre a trainare tale crescita anche la maggiore attenzione nei confronti della sostenibilità, in un contesto caratterizzato da una crescente consapevolezza di aziende ed investitori riguardo alla propria capacità di contribuire al raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’ONU. Tutto questo sta conducendo a cambiamenti a livello di allocazione del capitale volti a generare benefici sociali e risultati positivi sostenibili.

Vediamo il termine “investimenti responsabili” come una definizione onnicomprensiva che associa i criteri
ESG e la filosofia della sostenibilità in materia di ricerca, selezione, integrazione, gestione (engagement), voto
per delega, profilazione dei portafogli e reportistica ai clienti. Nell’ambito di tale definizione generale, la ricerca ESG svolta secondo modalità adeguate consente di esaminare la qualità, la leadership, la cultura e gli standard operativi delle pratiche aziendali. Considerando che i servizi di valutazione e la ricerca ESG generano spesso risultati significativamente diversi e persino contraddittori, il settore deve lavorare ancora molto affinché questi investimenti possano rientrare fra le strategie mainstream. Si tratta di un chiaro esempio in cui l’esigenza di dati analitici migliori è divenuta più importante che mai.

La ricerca incentrata sulla sostenibilità è tuttavia molto diversa e la tendenza a rietichettare i fattori ESG come criteri di sostenibilità osservata in alcuni ambienti ha esacerbato lo scetticismo esistente. Una recente indagine sugli investimenti sostenibili ha rilevato che il 75% degli investitori (l’86% fra i millennial) è interessato agli investimenti sostenibili; di questi, la maggioranza (53%) ritiene tuttavia che gli investimenti sostenibili richiedano un compromesso finanziario.

Gli investitori hanno un urgente bisogno di strumenti migliori che possano fornire dati analitici basati
sull’evidenza concreta, evitando risultati ipotetici; strumenti che non siano soltanto significativi in un contesto
d’investimento, ma anche comparabili.

Il 2018 potrebbe essere un anno di svolta per gli investimenti responsabili. Nei prossimi 12 mesi il settore dovrà
rispondere allo scetticismo esistente ed essere trasparente riguardo alle priorità del proprio operato (per esempio
materialità rispetto ad advocacy), nonché dimostrare che la propria ricerca è adeguata (per esempio in termini di
risultati piuttosto che di modalità) e in che modo essa contribuisce a migliorare i risultati d’investimento (per
esempio in termini di rischio e rendimento).

Commento a cura di Ian Richards

 

 

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