Investimenti in energie rinnovabili, meglio USA o Europa?

Gli Stati Uniti si stanno posizionando come un’area interessante per gli investimenti in energie rinnovabili, anche rispetto all’Europa. Ciò sarà in gran parte determinato dall’impatto dell’Inflation Reduction Act (IRA), che a nostro avviso cambierà le carte in tavola.
investimenti in energie rinnovabili

Gli Stati Uniti si stanno posizionando come un’area interessante per gli investimenti in energie rinnovabili, anche rispetto all’Europa. Ciò sarà in gran parte determinato dall’impatto dell’Inflation Reduction Act (IRA), che a nostro avviso cambierà le carte in tavola.

L’IRA ha introdotto o esteso i crediti d’imposta a numerose tecnologie rinnovabili – ad esempio, l’eolico, il solare, l’idrogeno e la cattura e lo stoccaggio del carbonio. Il disegno di legge estende per 10 anni il ben noto credito d’imposta sulla produzione e il credito d’imposta sugli investimenti, ampliando al contempo l’accesso ad una serie di nuove tecnologie come l’idrogeno, il nucleare e lo stoccaggio; inoltre, esso introduce anche un nuovo modo di monetizzare gli asset fiscali, in modo simile al pagamento diretto, che dovrebbe consentire alle imprese di costruire infrastrutture per le energie rinnovabili senza l’onere di ricorrere al finanziamento con capitale fiscale. Infine, introduce anche una serie di nuovi crediti incentrati sulla produzione negli Stati Uniti, volti a rivitalizzare l’estrazione di minerali critici, la produzione di energia solare e la produzione di batterie per veicoli elettrici.

Sebbene l’UE sia ampiamente considerata leader nell’azione per il clima, i finanziamenti e gli incentivi che saranno resi disponibili attraverso l’IRA sembrano attualmente superiori a quelli disponibili nell’Unione Europea. Le aziende hanno chiaramente evidenziato che gli investimenti dovrebbero confluire dove sono disponibili i migliori finanziamenti, i migliori incentivi e i migliori rendimenti

Le reazioni di settori come quelli dell’idrogeno e delle energie rinnovabili, insieme agli annunci concreti di investimenti da parte dei produttori di batterie per veicoli elettrici, rafforzano la validità di questa tesi. Secondo alcune stime, l’IRA potrebbe raddoppiare il tasso di penetrazione dei veicoli elettrici previsto per il 2025 dal 10% al 20%.  Se a ciò si aggiunge la legge CHIPS (Creating Helpful Incentives to Produce Semiconductors, che si concentra sui semiconduttori e sulle tecnologie innovative), si potrebbe assistere ad un aumento sostenibile delle spese in conto capitale negli Stati Uniti. Sebbene la debolezza del ciclo a breve termine possa complicare i tempi di investimento per i settori industriali e le autorizzazioni possano portare ad un rallentamento dell’approvazione dei progetti di energia green, quasi tutti questi incentivi governativi sono progettati per durare un decennio e dovrebbero incoraggiare un nuovo ciclo di investimenti

L’ostacolo delle autorizzazioni e la necessità di maggiore aiuto dei governi

Un messaggio coerente da parte dell’industria è che le autorizzazioni rimangono un ostacolo importante, soprattutto in Europa. La transizione energetica richiederà un’enorme quantità di investimenti in tecnologie ed infrastrutture nuove ed esistenti. Allo stato attuale, gli operatori del settore lamentano l’eccessiva lentezza del processo di rilascio dei permessi; i problemi riguardano la necessità di soddisfare le esigenze di vari gruppi di comunità, le complesse negoziazioni tra governo federale, statale e locale e le problematiche legate alla biodiversità. Le autorizzazioni sono da tempo un problema per i progetti infrastrutturali e industriali e le tecnologie pulite non sono da meno.

Sebbene l’IRA rappresenti un chiaro sostegno per le aziende che fanno leva sulla transizione verso le energie rinnovabili, potrebbero essere necessarie ulteriori misure politiche e normative per consentire a queste aziende di decollare davvero. Ciò potrebbe rivelarsi difficile, soprattutto negli Stati Uniti, con i loro dibattiti controversi sul rischio climatico. Le autorità di regolamentazione sono in ritardo rispetto all’industria, il che non è specifico della transizione energetica. In alcuni casi, non sembrano apprezzare la portata della sfida della decarbonizzazione. Ma soprattutto, per funzionare, le tecnologie pulite hanno bisogno di quadri normativi e incentivi adeguati e i governi devono contribuire a finanziare le infrastrutture critiche necessarie a sostenere la transizione energetica. In molti casi, i percorsi tecnologici per arrivare al Net-Zero esistono già, ma hanno bisogno dell’aiuto dei governi per essere messi in scala.

Investimenti in energie rinnovabili, conclusioni

Sebbene i temi legati ai criteri ESG e all’azione per il clima siano stati politicizzati negli Stati Uniti, è improbabile che un cambio di leadership presidenziale porti ad una sostanziale riduzione dell’IRA: la maggior parte degli incentivi individuali godevano di un sostegno bipartisan prima di essere inclusi in quella stessa legge. Entro il 2025, riteniamo che la comunità imprenditoriale farà pressione affinché gli incentivi legati all’Inflation Reduction Act rimangano così come sono. Su questioni come questa, non crediamo che i Repubblicani siano generalmente contrari alla comunità imprenditoriale.

A livello globale, l’Europa è chiaramente all’avanguardia per quanto riguarda la regolamentazione ESG e l’azione per il clima. Un esempio è la definizione di standard per la disclosure. Tuttavia, la legislazione europea è più orientata verso l’approccio del bastone, mentre gli Stati Uniti optano per l’opzione della carota. Per gli investitori, sembra che il potenziale di flusso di investimenti a breve termine sia maggiore negli Stati Uniti ed è possibile che le aziende internazionali scelgano gli Stati Uniti rispetto all’Europa per l’apertura di stabilimenti/progetti a causa dei migliori incentivi. Il modo in cui la transizione green degli Stati Uniti prenderà piede e si discosterà dall’Europa potrebbe influenzare in modo significativo i flussi di investimento, e noi terremo sotto controllo questo aspetto guardando al futuro.

A cura di Véronique Chapplow, ESG Investment Specialist, T. Rowe Price

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