Gli effetti della politica anti-covid cinese sui mercati emergenti

I mercati dei Paesi emergenti stanno attraversando un periodo di assestamento dovuto al rallentamento della crescita dei mercati sviluppati, all’aumento dei tassi di interesse e all’evoluzione del quadro normativo.
mercati emergenti

I mercati dei Paesi emergenti stanno attraversando un periodo di assestamento dovuto al rallentamento della crescita dei mercati sviluppati, all’aumento dei tassi di interesse e all’evoluzione del quadro normativo. Scontando anche la politica cinese di azzeramento dei contagi da COVID e la guerra russa contro l’Ucraina, le prospettive appaiono difficili. Sono tuttavia trend ciclici che in seguito, a nostro avviso, assumeranno note più costruttive. Una volta superate le incertezze, ci aspettiamo che gli investitori torneranno a concentrarsi sulla resilienza dei ME durante il COVID-19 e sui catalizzatori strutturali di quest’area.

Tra questi: l’urbanizzazione e l’ascesa della classe media, l’efficacia delle politiche monetarie e fiscali e il basso indebitamento delle famiglie, delle imprese e dei governi.

Le aspettative consensuali di utili per i ME segnano nel 2023 una crescita del 6%. Precisiamo che è in atto una correzione delle previsioni sugli utili a causa del rischio di recessione nei Paesi industrializzati. Tuttavia, il tasso di crescita nominale nasconde andamenti divergenti nelle regioni interne dei ME.

L’Asia sta registrando una crescita solida dell’8%, trainata dall’India. Per la Cina, L’assenza di un piano di uscita dalla politica cinese di azzeramento dei contagi da COVID si traduce in una maggiore cautela delle imprese nell’effettuare investimenti. La domanda di consumi rimane fragile, come dimostra la lenta crescita delle vendite al dettaglio. Tuttavia, riteniamo che queste incertezze siano già state ampiamente scontate con la flessione del 27% registrata dall’indice MSCI China fino al 21 settembre 2022. Raccomanderemmo di non assumere una posizione eccessivamente negativa sulla Cina, in vista del 20° Congresso nazionale che si terrà a metà ottobre. La riconferma di Xi Jinping per un terzo mandato presidenziale potrebbe portare a un ribilanciamento della doppia politica incentrata sul compromesso fra crescita e azzeramento dei contagi da COVID, in favore della crescita.  Inoltre, nel 2023 si prevede una crescita a doppia cifra che una politica espansiva potrebbe ulteriormente rafforzare.

In America Latina prevediamo una revisione al rialzo degli utili, grazie alla crescita della domanda interna e al potenziale allentamento della politica cinese che potrebbe favorire i produttori di materie prime. Il Brasile sta assistendo a significative revisioni positive del consenso sugli utili per il 2023, che dovrebbero ridurre la contrazione anticipata per il prossimo anno.

Nei ME le maggiori opportunità continuano a giungere dai temi strutturali nei quali abbiamo investito i portafogli: l’ecologizzazione e l’elettrificazione dei trasporti, la digitalizzazione e la premiumization nel settore dei beni di consumo. Le economie che si concentrano maggiormente sulla domanda interna dovrebbero resistere meglio a un’eventuale recessione nei Paesi industrializzati. Questi mercati emergenti includono l’India e in particolare le banche indiane che stanno beneficiando della ripresa post-COVID-19. L’India si impone anche come indubbia beneficiaria della strategia Cina+1 delle multinazionali. Tale strategia prevede, da parte delle aziende, l’aggiunta di una base produttiva aggiuntiva rispetto a quella già esistente in Cina. Il recente annuncio di una fabbrica di semiconduttori da 20 miliardi di dollari nello Stato indiano del Gujarat riflette questa tendenza. Guardiamo con favore al Brasile, che sta beneficiando del miglioramento della domanda interna, e all’Indonesia, nel sud-est asiatico, dove siamo positivi sulle aziende del settore dei beni di consumo voluttuari. Rileviamo anche un certo valore nei settori dei beni di consumo di alcuni mercati emergenti del Medio Oriente, dove i consumi stanno beneficiando di una ricaduta dei prezzi elevati dell’energia. Le aziende con cui interloquiamo evidenziano la poca visibilità degli ordini, che riteniamo dovuta agli elevati livelli di scorte negli Stati Uniti. È evidente che l’impennata della domanda di semiconduttori, proveniente soprattutto dalle case automobilistiche, è stata soddisfatta e sta alimentando questa debolezza.

Inoltre, le imprese denunciano un forte calo delle tariffe di spedizione, che contiene i costi ma al tempo stesso segnala la debolezza della domanda. Il proseguimento della politica cinese di azzeramento dei contagi da COVID-19 fino al 2023 manterrebbe la pressione ribassista sugli utili aziendali, al pari di un inasprimento della guerra russa contro l’Ucraina. La consapevolezza di questi rischi non ci impedisce di utilizzare la nostra rete di analisti sul campo per individuare aziende di qualità scambiate a prezzi che riteniamo interessanti.

A cura di Manraj Sekhon, CIO di Franklin Templeton Emerging Markets Equity.

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