Dalle elezioni USA alla Cyber security – i temi chiave del 2020

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Cyber security, eventi politici e molti sono i trend che gli investitori dovranno seguire per poter interpretare al meglio l’anno che sta arrivando

Il mondo evolverà ancora più velocemente
Il ritmo del cambiamento tecnologico sembra si stia alzando grazie alle più semplice modalità di accesso al capitale per finanziare l’innovazione. In molti settori dell’economia, se non addirittura in tutti, è aumentato il rischio di dover affrontare una disruption e la velocità con cui gli attori innovatori riescono ad entrare e operare nei mercati sfidando i player tradizionali sembra essere sempre più rapida. Questo, a nostro avviso, è dovuto a molti fattori, in particolare una maggiore facilità di accesso alle informazioni che permette la diffusione della creatività e quindi delle innovazioni. Non pensiamo che il “rischio di disruption” rimarrà a questi livelli, ma anzi, crescerà con il passare del tempo. È pertanto fondamentale che gli investitori adottino un approccio sistematico strutturato nella valutazione dei rischi di disruption per aziende o interi settori. Alcuni settori sono particolarmente sfidati: in particolare il mondo dei trasporti, dell’energia e dei servizi pubblici, senza dimenticare il settore finanziario che deve rispondere a nuove minacce e al cambiamento delle aspettative dei clienti per quanto riguarda la fruizione dei servizi. Anche il settore tecnologico è in costante evoluzione con le realtà leader che vengono continuamente sfidate da nuovi competitor.

Le elezioni americane come “Wild Card”
Le presidenziali statunitensi potrebbero essere particolarmente combattute, il ché porterà inevitabilmente a concentrarsi sulle politiche economiche dei vari candidati. Ciò avrà implicazioni per la volatilità dei corsi azionari di settori specifici, in particolare i settori ciclici, finanziari e sanitari. Chiaramente non ci sono certezze, ma ci sono altre questioni da prendere in considerazione, come la possibilità che l’attuale amministrazione spinga nella direzione di misure economiche e/o commerciali in vista dell’appuntamento elettorale.

Le incertezze sulla Brexit rimangono alte, il finale è ancora aperto
L’incertezza sulla Brexit rimane elevata, mentre sullo sfondo vi sono le elezioni generali del Regno Unito. Non è chiaro se i conservatori riusciranno a ottenere la maggioranza in Parlamento, condizione che consentirebbe loro di avere un maggiore sostegno per approvare l’ultimo accordo sulla Brexit (sebbene, di fatto, una maggioranza parlamentare non comporterebbe automaticamente un sostegno all’accordo). La posta in gioco è alta, con i partiti concorrenti che fanno una campagna elettorale in cui prospettano un secondo referendum (partito laburista), o una vera e propria inversione della Brexit (liberal-democratici). Questo sarà un importante punto focale verso la fine dell’anno, con implicazioni per le prospettive economiche del Regno Unito e dell’UE.

La Cyber security è al centro dell’attenzione e della spesa delle aziende
Prevediamo che il 2020 sarà un anno di ulteriore attenzione ai temi della cyber security (in particolare con le elezioni statunitensi verranno puntati i riflettori sul tema di possibili interferenze). Riteniamo che le aziende continueranno ad aumentare le loro spese per la sicurezza informatica, data la crescente importanza che ha sui rischi di governance, reputazione e amministrazione. Prevediamo un aumento degli attacchi informatici, che renderà ancora più evidente alle aziende la necessità di allocare una parte crescente del budget nelle tecnologie IT.

Mancanza di pressione inflazionistica
Riteniamo che nel 2020 ci sarà un aumento limitato delle pressioni inflazionistiche a livello globale. L’inflazione salariale è un fattore chiave delle pressioni inflazionistiche nei mercati sviluppati, quindi dovremo monitorare attentamente questa tendenza. A nostro avviso, vi è un margine limitato per un significativo aumento dell’inflazione salariale, date le forti pressioni deflazionistiche sottostanti derivanti dall’innovazione, e in particolare dall’automazione, ma anche dalle continue pressioni concorrenziali dei mercati emergenti in un mondo sempre più globale. La scarsa crescita economica globale sta inoltre contribuendo alla lentezza dell’inflazione. Riteniamo che questo tema possa essere ricorrente per molti anni.

Non ci sarà un “hard-landing” della Cina
Riteniamo che la Cina abbia abbastanza leve politiche a disposizione da garantire che la sua economia non subisca un “hard-landing”. Le tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina continueranno e rappresentano probabilmente la punta dell’iceberg di più ampie dinamiche geopolitiche in gioco tra le due superpotenze. Riteniamo che questa rimarrà una situazione importante negli anni a venire e quindi sarà qualcosa che gli investitori dovranno prendere in considerazione nell’ambito delle valutazioni del rischio top-down.

Le banche centrali rimangono accomodanti e dipendenti dai dati
Riteniamo che le banche centrali rimarranno accomodanti in tutto il mondo e soprattutto dipendenti dai dati economici. Ciò dovrebbe fornire sostegno al mercato. Per gli investitori azionari, in particolare, ciò detterà lo stile prevalente sui mercati, con il dibattito tra titoli growth e value che rimarrà rilevante. Oltre al supporto che forniranno le politiche monetarie accomodanti, è necessario discutere di come siano diventati bassi i tassi di interesse, di quanto possano scendere e delle ripercussioni che possono essere determinate da periodi prolungati di tassi negativi, in termini di asset rischiosi e intenzioni di risparmio. Oltre a ciò, è necessario affrontare il fatto che le pressioni inflazionistiche sono basse e che le correnti deflazionistiche sottostanti sono forti.

La crescita economica globale rimarrà stabile sui livelli attuali
Lo slancio economico globale dipenderà in qualche modo dalle tensioni commerciali in corso tra Stati Uniti e Cina, con le prospettive che cambieranno un po’, a seconda che le tensioni diminuiscano e che entrambe le nazioni concordino una tregua o che, al contrario, le tensioni divampino. In questa fase, sulla base degli sviluppi attuali, riteniamo che, nel 2020 la crescita economica potrebbe rimanere stabile ai livelli attuali. Nel corso del prossimo anno, potremmo veder riemergere il dibattito sull’aumento del rischio di recessione, dato che siamo nelle ultime fasi di quello che è stato un lungo ciclo economico. In tal senso il nostro punto di vista rimane lo stesso: dovremmo discutere sulla gravità e la durata di una possibile recessione piuttosto che del rischio della stessa.

Commento a cura di Zehrid Osmani, Head of Global Long-Term Uncostrained di Martin Currie (gruppo Legg Mason)

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