Protezione precaria: perché i dazi non freneranno le innovazioni

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L’innovazione sempre più travolgente è una delle tendenze caratterizzanti del XXI secolo. I settori produttivi sono sempre stati soggetti a forze dirompenti, ma negli ultimi due decenni il concorso di una serie di circostanze ha reso questo processo più veloce che mai.

La globalizzazione ha favorito l’accesso e lo sfruttamento di nuovi mercati; lo sviluppo delle economie emergenti ha ampliato di centinaia di milioni di persone la schiera dei consumatori; i cambiamenti demografici hanno  influenzato la domanda e, soprattutto, la tecnologia e Internet hanno  trasformato il panorama competitivo di settori che vanno dalla salute alle consegne di cibo a domicilio.

Ma almeno  due di questi pilastri potrebbero essere in pericolo. In primo luogo, le fughe di notizie, gli attacchi informatici e i timori per la privacy hanno  frenato le aziende tecnologiche, tarpando loro le ali. Al contempo, incoraggiato dalle ingiustizie percepite del commercio globale, il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha iniziato ad adottare misure protezionistiche contro avversari tradizionali, come la Cina, ma anche contro alleati come l’UE e persino il Canada.

Se le dinamiche che negli ultimi due decenni hanno  dato impulso ai settori dirompenti si stanno indebolendo a causa delle guerre commerciali e di una reazione avversa dell’opinione pubblica, è ragionevole supporre che la stessa “innovazione dirompente” sia in pericolo? A nostro avviso la risposta è quasi certamente “no”.

I motori dell’innovazione dirompente

Prima di rispondere a questa domanda in modo più dettagliato, consideriamo alcuni dei settori che si stanno trasformando sotto la spinta di cambiamenti o innovazioni dirompenti.

Prendiamo le consegne di cibo a domicilio. Dal 2011, mentre  le consegne “offline” sono rimaste relativamente stabili, con il contributo delle innovazioni tecnologiche il mercato  delle consegne “online” negli Stati Uniti è più che raddoppiato, superando gli USD 20 miliardi. Entro il 2022, grazie a tassi di crescita annua  superiori al 20%, questo settore dovrebbe  avvicinarsi a un giro d’affari di USD 60 miliardi. La diffusione delle cucine automatizzate e delle consegne con droni, già in uso in alcune parti della Cina, promette di ridurre ulteriormente i costi. Se le consegne online diventassero meno costose della cucina casalinga, il loro sviluppo potrebbe avere effetti dirompenti anche  sulle catene di supermercati.

Fonte:  NPD, Cowen, 2018.

Intanto la produzione manifatturiera, da tempo presa di mira dall’innovazione dirompente, ha evidenziato un cambiamento pronunciato: nell’arco di 10 anni il numero di robot industriali operativi in tutto il mondo è passato da circa un milione a più di due milioni.  Ciò comporta  una serie di sfide fondamentali per i produttori esistenti e rappresenta un’opportunità straordinaria per quanti sono in grado di cavalcare il cambiamento, oltre che per le aziende di robotica che forniscono la tecnologia. I settori che finora hanno  resistito cominciano a percepire la minaccia: l’ingresso di Amazon – un innovatore seriale – nella distribuzione farmaceutica, ad esempio, è stato sufficiente a ridurre di oltre il 10% le quotazioni di titoli correlati del settore della salute.

E non è solo la tecnologia a causare profondi cambiamenti in molti settori. Dopo aver assistito all’ascesa di un’ampia fetta della sua popolazione nella classe media, la Cina registra adesso un rapido aumento del reddito fra i suoi sempre più numerosi consumatori (cfr. figura 2). Tra il 2010  e il 2016  il numero di persone con un reddito di almeno USD 20.000 è più che raddoppiato, arrivando al 7% della popolazione, mentre  la percentuale di coloro che guadagnano USD 10.000-20.000 è passata dal 9% al 22%.  Questo cambiamento demografico ha prodotto effetti di ampio respiro sui consumi del paese, come dimostra, tra l’altro, la crescente predilezione per la birra premium, la cui quota  di mercato  è aumentata da un livello trascurabile a quasi il 10% in cinque anni,  spingendo al rialzo prezzi e margini.

 

L’innovazione dirompente batte  il protezionismo

Queste forze dirompenti hanno  prodotto molti vincitori, non da ultimo negli Stati Uniti. La globalizzazione, uno dei grandi motori dell’innovazione dirompente, ha permesso l’affermarsi di specializzazioni in aree  con un particolare vantaggio competitivo: dai poli tecnologici di Berlino, Londra e della Silicon Valley, ai produttori tessili del Vietnam e del Bangladesh. In molti casi, i cambiamenti sono stati vantaggiosi anche  per i consumatori.

Ma l’innovazione dirompente ha generato anche conseguenze negative per molti. In effetti, una conseguenza di fondo della globalizzazione – il consentire alle imprese di replicare, rubare o imitare più facilmente le tecnologie dirompenti, utilizzandole contro il loro paese d’origine – potrebbe aver dato un contributo diretto alla svolta protezionistica di Trump.

Il Presidente degli Stati Uniti si è dimostrato disposto anche  a erigere barriere commerciali per motivi di sicurezza nazionale, sostenendo che, ad esempio, l’assenza di una solida industria siderurgica nazionale rappresenta una minaccia per il paese. Ironicamente, dato che ciò va contro decenni  di ortodossia economica – in forza della quale la globalizzazione ha spinto le imprese in aree  in cui la produzione poteva essere intrapresa con la massima efficienza in termini di costi – questo fa di Trump uno dei presidenti più dirompenti che gli Stati Uniti abbiano avuto nel secondo dopoguerra.

La tendenza verso una politica commerciale più protezionistica è una realtà e, visto l’approccio aggressivo dell’amministrazione Trump sul fronte degli scambi commerciali con la Cina, l’UE e il NAFTA (che presto sarà sostituito dall’accordo USMCA fra Stati Uniti, Messico e Canada), è probabile che le tensioni peggiorino prima di migliorare. Chiaramente, alcuni aspetti del protezionismo sono in contrasto con le condizioni che hanno  permesso ai settori dirompenti di prosperare negli ultimi decenni. Ma il libero scambio non è che una parte di una dinamica complessa e articolata che ha alimentato queste forze dirompenti. Pertanto,  sembra altamente improbabile che le guerre commerciali, per quanto dannose, possano far altro se non rallentare temporaneamente queste dinamiche dirompenti.

Prendiamo ad esempio il commercio al dettaglio, un settore che ha subito alcuni dei cambiamenti più radicali. Anche se i prodotti fisici venduti dai colossi dell’e-commerce come Amazon e Alibaba saranno indubbiamente colpiti dai dazi sulle importazioni o sulle esportazioni, nell’era digitale i consumatori riusciranno facilmente in molti casi ad acquistare i loro prodotti da un altro paese o fornitore. (Il fatto che Amazon sia diventata di recente la seconda impresa a superare la soglia dei mille miliardi di dollari lascia supporre che i suoi investitori non siano eccessivamente preoccupati per gli effetti del protezionismo.) Un altro settore che probabilmente non sarà influenzato a lungo è quello delle consegne di cibo online: in effetti, se le consegne con droni e le cucine automatizzate dovessero mantenere la promessa di battere sui costi la cucina casalinga, il rincaro dei prodotti alimentari potrebbe persino dare impulso alle consegne online.

Un altro aspetto delle recenti manovre protezionistiche è la crescente disponibilità a intervenire nelle questioni relative alla tecnologia e alla proprietà intellettuale. Da decenni  l’insistenza della Cina a concedere l’accesso al proprio mercato solo alle imprese estere che danno  vita a una joint venture e trasferiscono una quantità significativa di conoscenze tecnologiche viene vista come un grattacapo dall’Occidente; anche il persistente divieto all’ingresso di società come Facebook  e Google è da tempo fonte di irritazione. Si aggiungano  a questo i recenti timori per la sicurezza suscitati dai progetti cinesi di infrastrutture high-tech come le reti 5G, e si capisce perché  numerose fusioni e acquisizioni sono state bloccate o soggette a un’indagine più approfondita.

Un mondo che cambia

La domanda che si pone è: quanto  sono importanti queste mosse oggi? Il mondo è cambiato radicalmente da quando  la Cina è uscita dall’isolamento alcuni decenni  fa, e l’istruzione della sua popolazione ha fatto passi da gigante. In questo contesto il vantaggio tecnologico di Europa e Stati Uniti si sta riducendo rapidamente, come dimostra l’avanzamento di aziende quali Tencent, Alibaba e Baidu.

Come menzionato, un’altra forza con cui fare i conti sono i consumatori cinesi. In passato la sopravvivenza dei produttori cinesi di beni di consumo dipendeva dalla loro capacità di prosperare all’estero. Ma con l’aumento del reddito disponibile dei consumatori nazionali, le imprese del paese dispongono di un mercato sempre più grande e pronto all’uso. Ciò non vuol dire che i dazi non sortiranno alcun effetto – è evidente che l’avranno nell’eventualità di un rincaro dei prodotti e dei materiali importati – ma è chiaro che le forze dirompenti alla base del cambiamento non svaniranno facilmente.

Persino nel settore dell’acciaio, dove i dazi potrebbero favorire i produttori statunitensi nel breve e medio termine, il protezionismo non avvantaggerà  in alcun modo i consumatori di acciaio degli Stati Uniti, né contribuirà ad affrontare le tendenze a lungo termine che da decenni  spingono la produzione verso località più efficienti sotto il profilo dei costi. In effetti, per certi aspetti è plausibile che i dazi possano accelerare l’ascesa di tecnologie dirompenti come la robotica industriale: in fin dei conti, aiutando le industrie meno efficienti, il protezionismo in genere  alimenta l’inflazione e, a sua volta, la crescita dei salari, rendendo l’automazione una prospettiva più allettante per i produttori.

Conclusioni

Nessuno sostiene che i dazi e le tensioni commerciali non avranno alcun effetto sulle forze dirompenti. Un’escalation delle tensioni commerciali tra Cina e Stati Uniti finirebbe certamente per ostacolare il flusso mondiale di merci e capitali che ha contribuito a creare le condizioni per il successo delle innovazioni dirompenti sul piano industriale. Inoltre, un maggiore isolazionismo non contribuisce certo a favorire la diffusione delle idee e delle competenze che hanno  giocato un ruolo cruciale nel progresso della tecnologia e dell’innovazione.

Ma in un mondo già profondamente interconnesso dalla tecnologia il potere  delle armi economiche “convenzionali” si è sicuramente indebolito. La diffusione dell’e-commerce ha offerto possibilità di scelta incommensurabilmente più ampie ai consumatori disposti a guardarsi attorno,  mentre settori come la robotica industriale stanno trasformando le dinamiche economiche e le possibilità di produzione in tutto il mondo.  Per quanto  riguarda l’espansione dei consumatori in paesi come la Cina, il rincaro delle importazioni può solo riuscire ad accrescere la domanda di prodotti nazionali di alta qualità, amplificando così l’impatto delle forze dirompenti sui settori produttivi esistenti.

Benché  non sia possibile stabilire quando  e come finirà l’attuale braccio di ferro sugli scambi commerciali, riteniamo di poter affermare senza timore di smentita che le guerre commerciali vanno e vengono, ma le forze dirompenti sono destinate a restare.

A cura di William Davies, Responsabile azionario globale di Columbia Threadneedle Investments

 

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