Perché gli stimoli sono un patto faustiano

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TCW Nella fiaba della figlia del mugnaio, un mugnaio benestante cade in disgrazia Il mulino fatiscente e la fattoria diroccata non possono più sostenere la sua famiglia.

 

Disperato, il mugnaio parte per la città alla ricerca di lavoro. Ed ecco che lungo la via incrocia Mefistofele, che si offre di sistemare il mulino per far tornare l’uomo a una vita di ricchezze. Il prezzo? Un’inezia: Mefistofele chiede solo che il mugnaio gli dia in cambio la prima cosa che vedrà al suo ritorno in fattoria. Il mugnaio, euforico, realizza che la prima cosa che si para davanti a chiunque si approcci alla fattoria è un vecchio melo, così accetta l’offerta afferma TCW. Ma ahimè, al rientro in fattoria, il mugnaio si dispera di vedere come prima cosa la figlioletta che gli corre incontro per dargli il benvenuto! L’essenza stessa di un patto faustiano è che viene risolto oggi il problema che più ti assilla, ma ancora non si sa a che prezzo.

Tutte le valute ‘fiat’ (cioè a corso forzoso) si basano in ultima analisi sulla fiducia nella società, nell’economia, nel governo e nelle istituzioni che le promuovono. Se viene meno la fiducia, un dollaro non vale letteralmente neanche la carta su cui è stampato. Guardando il contesto attuale, i problemi economici dell’anno passato sono stati così gravi che in assenza di una risposta senza precedenti, gran parte del mondo si sarebbe probabilmente trovata ad affrontare disordini sociali tali da minacciare la credibilità stessa delle istituzioni su cui facciamo affidamento afferma TCW. Eppure, se da un lato quel momento di crisi esistenziale ha continuato a recedere con ogni nuova vaccinazione e ogni dato economico annunciato, dall’altro l’abbassamento indefinito dei tassi gli stimoli fiscali ingenti continuano ad essere rinnovati e riaffermati. Queste misure aggiustano davvero il ‘mulino’? Malgrado l’‘euforia’ non conosceremo il prezzo ultimo fin quando Mefistofele non ci presenterà la fattura.

Sono almeno dieci anni che le banche centrali, temendo la deflazione, propongono la soluzione del QE, dei tassi negativi, degli LTRO, del ‘whatever it takes’, eccetera. Il problema è che i prezzi artificiali sotto forma di tassi innaturalmente bassi hanno anche delle conseguenze: le aziende ‘zombie’ a bassa produttività proliferano, l’acconto per comprare una casa aumenta con il mercato immobiliare e il reddito cedolare ricevuto dal futuro pensionato crolla. Così si protegge l’inefficienza, i giovani sono costretti a ridurre certi tipi di consumo per potersi permettere la prima casa e anche gli anziani devono tagliare le spese per risparmiare per la pensione. Il risultato? Il consumo organico è ostacolato afferma TCW. Ciò significa che, nel complesso, il QE potrebbe essere deflazionistico. C’è di più: dato che le politiche della Fed non sono riuscite né a lanciare il settore privato alla ‘velocità di fuga’ né a far decollare le metriche convenzionali dell’inflazione, ‘nuove’ forme di intervento sono state richieste dal mercato politico.

E questo ci porta al ‘pasto gratis’ del debito federale e dei deficit. Avendo spinto i tassi d’interesse a zero, il costo percepito della spesa in deficit può essere considerato basso: come nel caso del mugnaio, si tratta di un patto faustiano. È possibile raggiungere la prosperità aumentando i prestiti, le tasse, gli aiuti e il debito pubblico? Tali politiche sono state provate in molti luoghi, molte volte, con risultati noti: causano la ‘bancarotta’ delle rispettive società afferma TCW. Dato che i deficit federali rappresentano attualmente il 19% dell’economia statunitense, cosa succederà quando questi saranno inevitabilmente ridotti? Se la politica monetaria e fiscale dovesse essere percepita come bloccata in un circolo vizioso in cui l’inevitabile delusione che fa seguito a ogni ciclo porta a richieste di altri cicli, la fede nel potere e nella ragionevolezza della Fed e del governo nazionale subirebbe un colpo.

Gli investitori giungeranno alla conclusione che il mulino non si aggiusterà con un altro giro di QE o di spesa pubblica. È questa perdita di fiducia nelle istituzioni sociali/governative che ha preceduto molti periodi inflazionistici altrove. Quello che forse non si comprende bene è che una volta che la Fed e il governo federale verranno percepiti come la causa del problema della fiducia, verrà meno la loro capacità di essere la soluzione della mancanza di fiducia. La Fed afferma con veemenza di avere gli strumenti e la capacità di fermare l’inflazione quando sarà il momento afferma TCW. Ma per funzionare, questi strumenti stessi necessitano della fiducia, e se questa dovesse venire meno, la Fed si ritroverà impotente, come può succedere a una banca centrale in un’economia emergente. In conclusione, speriamo che il prezzo di un vecchio melo sia il solo che dovremo pagare per i massicci interventi di politica economica, anche se sono i costi nascosti dei lati più oscuri delle politiche a farci paura.

 

A cura di Tad Rivelle, Chief Investment Officer Fixed Income TCW

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