La nuova politica energetica USA a seguito del conflitto russo-ucraino

L’invasione dell’Ucraina ha evidenziato la vulnerabilità dei Paesi europei che dipendono fortemente dall’energia importata dalla Russia, oltre ad aver stimolato un ripensamento della politica energetica statunitense, con l’amministrazione Biden ora più favorevole al gas naturale domestico.
politica energetica USA

L’invasione dell’Ucraina ha evidenziato la vulnerabilità dei Paesi europei che dipendono fortemente dall’energia importata dalla Russia, oltre ad aver stimolato un ripensamento della politica energetica USA, con l’amministrazione Biden ora più favorevole al gas naturale domestico.

A nostro avviso, questi aggiustamenti pragmatici alla politica energetica USA non riflettono alcun tentennamento nell’impegno della Casa Bianca per la transizione dai combustibili fossili. Piuttosto, le iniziative legislative e normative dell’Amministrazione suggeriscono che il Presidente Biden stia tuttora adottando un approccio condiviso al perseguimento dei suoi obiettivi a lungo termine per la decarbonizzazione dell’economia statunitense.

Il gas naturale e la sicurezza energetica europea

Storicamente, oltre il 35% del gas naturale che l’Unione Europea (UE) importa ogni anno proviene dalla Russia. Mentre il carbone e il petrolio greggio sono facilmente trasportabili in tutto il mondo, ci sono vincoli logistici che non renderebbero né facile né veloce sostituire le spedizioni di gas naturale dalla Russia con forniture alternative. L’Europa dovrebbe ampliare il proprio accesso al gas naturale liquefatto o GNL.

Gli impianti di liquefazione raffreddano il gas naturale a circa -260°F, punto nel quale il combustibile termico si condensa in forma liquida; quindi, il GNL viene spedito oltreoceano in navi specializzate; infine, gli impianti di rigassificazione convertono il GNL allo stato gassoso, dopodiché può essere introdotto nella rete di gasdotti per la distribuzione.

L’adozione di tale percorso comporterebbe una spesa infrastrutturale significativa sul lato dell’offerta e della domanda per aumentare la capacità. I progetti di GNL richiedono solitamente diversi anni per essere completati e sono necessari accordi di vendita a lungo termine per garantire il finanziamento. È anche probabile che il sistema di gasdotti europeo debba essere radicalmente riallestito per distribuire questi volumi alle aree interessate.

Potenziali spinte normative per il gas naturale statunitense

Il sostegno politico su entrambe le sponde dell’Atlantico potrebbe contribuire a far avanzare i progetti chiave relativi al GNL. La Commissione europea ha dichiarato che si impegnerà a garantire una domanda stabile per un aumento significativo del GNL statunitense fino al 2030. Gli Stati Uniti, che vantano abbondanti riserve di gas di scisto, hanno concordato di adottare politiche normative a sostegno dei progetti di espansione della capacità di esportazione di GNL.
La Casa Bianca ha a disposizione diverse leve per incoraggiare le agenzie di regolamentazione ad accelerare l’approvazione delle licenze di esportazione e dei permessi di costruzione dei terminali GNL. Negli ultimi quattro mesi, la prospettiva di un quadro normativo favorevole e l’ampio divario tra i prezzi del gas naturale della costa del Golfo, quelli dell’Europa e dell’Asia hanno contribuito a una raffica di accordi di offtake a lungo termine per la futura capacità di esportazione di GNL.

Lo sviluppo di nuovi accordi per la capacità di esportazione di GNL potrebbe dare ai produttori di energia statunitensi la certezza necessaria per aumentare la produzione nel tempo. Questa maggiore visibilità andrebbe anche a vantaggio di alcune società proprietarie di gasdotti e infrastrutture di trattamento.

A nostro avviso, però, Biden rimane concentrato sulla riduzione delle emissioni di carbonio. Ci aspettiamo che l’Amministrazione dia priorità alla riduzione delle emissioni di gas naturale provenienti da pozzi e gasdotti. Sebbene il gas naturale produca meno anidride carbonica del carbone quando viene bruciato, è un potente gas serra quando viene rilasciato direttamente nell’atmosfera. I tassi di fuoriuscita del metano dalla produzione di gas naturale saranno probabilmente un punto cruciale per le autorità di regolamentazione.

I problemi del petrolio

Con i prezzi elevati del petrolio che causano aumenti alla pompa con l’avvicinarsi della stagione estiva, è probabile che l’Amministrazione Biden intraprenda alcune iniziative a breve termine per rispondere a queste pressioni. Le possibili opzioni potrebbero includere una più rapida autorizzazione dei pozzi nel tentativo di aumentare la produzione di petrolio nel breve periodo e/o aggiustamenti politici che mirino a fornire un po’ di sollievo a breve termine sui prezzi della benzina.
Tuttavia, riteniamo che nel medio termine lo scenario per il complesso della produzione petrolifera statunitense sia destinato a rimanere difficile.

Impegnati nella transizione energetica

Anche se la Casa Bianca di Biden sembra assumere un atteggiamento più costruttivo nei confronti delle esportazioni di GNL, l’Amministrazione rimane impegnata a perseguire iniziative che promuovano gli obiettivi a lungo termine di una significativa riduzione delle emissioni di carbonio.

La Securities and Exchange Commission, ad esempio, probabilmente porterà avanti l’implementazione di rigorosi requisiti di disclosure sul clima per le società pubbliche, mentre l’Agenzia per la Protezione dell’Ambiente ha recentemente emanato standard di emissioni più severi per i modelli di automobili del 2024 e 2025.

Anche la promozione dell’adozione di energie rinnovabili rimane un’area prioritaria.

La legge bipartisan sulle infrastrutture da 1.200 miliardi di dollari approvata lo scorso autunno comprendeva 73 miliardi di dollari per il miglioramento della rete elettrica nazionale. Questi finanziamenti saranno probabilmente fondamentali per la transizione energetica degli Stati Uniti, aiutando il sistema ad accogliere una percentuale maggiore di energia eolica e solare intermittente.

La Casa Bianca continua a spingere per l’approvazione del Build Back Better Act, che include voci che estenderebbero e amplierebbero i crediti d’imposta per i progetti di energia pulita e i veicoli elettrici e ne creerebbero di nuovi per le tecnologie emergenti che potrebbero favorire la transizione dai combustibili fossili.

Anche se questa legge non dovesse andare in porto, nel corso dell’anno potremmo assistere all’estensione dei crediti d’imposta per l’energia eolica e solare, poiché queste misure godono storicamente di un sostegno bipartisan.

Riteniamo che la transizione verso l’energia pulita sia un trend secolare duraturo, che potrebbe godere di una spinta grazie al sostegno dell’Amministrazione Biden.

Commento a cura di Michael Pinkerton, Washington Associate Analyst, U.S. Equity Division, T. Rowe Price

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