Valute dei mercati emergenti: come proteggersi dal rischio inflazione

Le valute dei mercati emergenti possono proteggere dal rischio inflazione

Kenneth Orchard, Portfolio Manager, T. Rowe Price

La politica monetaria accomodante delle banche centrali, la rottura alle catene di approvvigionamento causate dalla pandemia globale, le tensioni con la Russia sul gasdotto Nord Stream 2 con il conseguente aumento dei prezzi dell’energia sono state le molteplici cause dell’inflazione del 2021. L’inflazione annuale negli Stati Uniti ha raggiunto a novembre il 6,2%, il valore più alto registrato in più di 30 anni (il massimo precedente era 6,3% nel 1990). Allo stesso modo, l’inflazione della zona euro ha registrato una tendenza al rialzo e ha raggiunto a dicembre un massimo pluridecennale del 4,9%.

Questo è quanto interpretato da Kenneth Orchard, Portfolio Manager delle strategie Diversified Income Bond e International Bond di T. Rowe Price. Riportiamo di seguito il suo commento circa le valute dei mercati emergenti.

Una lenta crescita economica: come intervenire?

Le disruption legate alla pandemia e l’incertezza causata dalle tendenze inflazionistiche sono danneggianti per la crescita economica. Una crescita lenta, sommata a un’inflazione persistente, esige un approccio creativo alla gestione del portafoglio obbligazionario.

Recentemente abbiamo suggerito alcuni strumenti utili per gli investitori obbligazionari, tra cui obbligazioni legate all’inflazione, credito diversificato su più aree geografiche e gestione attiva della duration. Se ne può aggiungere un altro: allocare sulle valute dei mercati emergenti. Le valute emergenti, specie quelle dei Paesi esportatori di materie prime (come la Russia e il Sudafrica), hanno avuto la tendenza a sovraperformare durante i periodi di inflazione, in quanto beneficiano dell’inflazione dei prezzi delle materie prime e del maggiore potenziale di crescita dei mercati emergenti.

I rendimenti delle valute dei mercati emergenti

Il Grafico 1 mostra i rendimenti delle valute emergenti nei mesi in cui le aspettative di inflazione e i tassi reali negli Stati Uniti sono aumentati o diminuiti. Le valute emergenti, in particolare quelle dei Paesi che esportano risorse, hanno ottenuto i rendimenti più alti durante i periodi con aspettative di inflazione in aumento e tassi reali in calo (con un calo delle aspettative di crescita degli Stati Uniti). Inoltre hanno dato buoni risultati durante i periodi con aspettative di inflazione in aumento e tassi reali in aumento.

Ciò indica che le valute dei Paesi emergenti che esportano risorse possono migliorare i rendimenti dei portafogli obbligazionari durante i periodi di inflazione, indipendentemente dal fatto che i tassi reali siano in calo o in aumento.

Il Grafico 2 indica i rendimenti delle valute dei mercati emergenti dall’inizio del Coronavirus: possiamo notare che tali valute hanno performato bene durante i periodi con inflazione in aumento e crescita in calo, che hanno caratterizzato circa la metà del periodo post-coronavirus.

Valute emergenti: un asset diversificante?

Tuttavia, esso mostra anche che i mercati emergenti non si sono comportati altrettanto bene durante i periodi inflazionistici con tassi reali in aumento. Questo è stato probabilmente un riflesso dei recenti timori del mercato sulla fine del QE della Fed e l’inizio del rialzo dei tassi d’interesse, che, se eccessivo, potrebbe causare disruption in tutto il mercato. Tuttavia, la storia suggerisce che questi timori fossero probabilmente esagerati e non riflettono il vantaggio fondamentale dei mercati emergenti esportatori di risorse in un contesto inflazionistico.

Per concludere, è importante non perdere mai di vista la costruzione ponderata del portafoglio. Le valute emergenti tendono a comportarsi come asset “risk on” e soffrono in un contesto di risk off acuto, così come il credito. Di conseguenza, crediamo che dovrebbero essere trattate come un sostituto del rischio di credito nei portafogli e non come un asset diversificante.

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