Politicizzazione: una crescente minaccia per la banca centrale

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Piuttosto che attaccare la banca centrale, alcuni politici preferiscono usarla come strumento politico.

Kristina Hooper, Chief Global Market Strategist di Invesco

Kristina Hooper, Chief Global Market Strategist di Invesco

Gli Stati Uniti hanno sempre avuto un rapporto conflittuale con il concetto di banche centrali. Inizialmente furono in molti a cercare di evitare l’apertura di una banca centrale statunitense, mentre oggi, i politici negli stati uniti e nel resto del mondo, cercano di utilizzare le banche centrali come leva politica.

A mio avviso, l’indipendenza delle banche centrali è necessaria per garantire loro la capacità di contrastare gli effetti economici del caos geopolitico.

Un’idea imprigionata nella controversia
Dopo la separazione dall’Inghilterra, gli Stati Uniti andarono incontro ad un periodo di forte indebitamento. Nel tentativo di alleviare quel fardello e creare un agente fiscale unificato, nel 1971 Alexander Hamilton appoggio la costituzione di una Banca degli Stati Uniti ispirata alla Banca di Inghilterra. Tuttavia, ci furono molte critiche – tra cui quelle di Thomas Jefferson – per timore che un potente governo federale potesse ignorare i diritti degli Stati mettendo gli interessi commerciali davanti agli interessi agrari.

La Banca fu destinata all’insuccesso a causa dell’ascesa degli anti-federalisti, sia alla Casa Bianca, nella persona di James Madison, sia al Congresso e nel 1811 l’atto costitutivo di rinnovo fu respinto per un solo voto in entrambe le camere del Congresso.

A seguito dello scoppio della guerra nel 1812, seguita da un pesante indebito ed inflazione, culminata nella sospensione delle operazioni da parte di alcune banche , il Presidente James Madison fu portato a rivedere il concetto di banca centrale in modo più favorevole e fu così che la seconda Banca Centrale degli Stati Uniti fu costituita nel 1816. Questa riuscì a contenere l’inflazione e placare gli eccessi del ciclo economico.

Tuttavia, anche questa Banca Centrale ebbe un destino simile a quello della prima banca centrale americana a causa del Presidente Andrew Jackson che, nel 1836, nonostante l’approvazione del Congresso per il rinnovo, votò contro.

Non sorprendentemente, gli Stati Uniti in seguito vissero un periodo di forte inflazione seguito da una severa recessione. Ci fu un movimento per creare una terza banca centrale per gli Stati Uniti, che fu approvato dal Congresso. Tuttavia il Presidente John Tyler appose il veto.

Solo nel 1913, il concetto di una banca centrale statunitense prese effettivamente forma con successo attraverso l’istituzione della Federal Reserve.

Sfiducia delle ”elites”
Capire l’opposizione degli americani verso una banca centrale vuol dire capire le radici rurali dell’America. Il diplomatico e scienziato politico francese Alexis De Tocqueville riscontrò che gli americani erano preoccupati dalla “centralizzazione”.

L’opposizione del Presidente Jackson verso le banche centrali derivava dalla sua visione secondo cui queste erano uno strumento delle “elites” e questa particolare idea ha seguito la Federal Reserve durante tutta la sua esistenza. Il Rappresentante Louis McFadden, Chair of the House Committee on Banking and Currency dal 1920 al 1931, stroncò la Fed: “questa malvagia istituzione, ha impoverito e rovinato il popolo americano…attraverso le pratiche corrotte dei ricchi avvoltoi che la controllano”. L’ex-congressista Ron Paul scrisse un libro intitolato “End the Fed” che sollevò pesanti critiche contro la Fed e ne sollecitò la sua abolizione.

 Il ruolo della Fed oggi
Sono passati circa 100 anni e si può vedere come la creazione della Federal Reserve sia stato uno strumento per combattere la crisi globale finanziaria del 2008 (GFC). Come Ben Bernanke, ex Presidente della Fed, ha spiegato: “la Federal Reserve ha fatto straordinari passi per fornire liquidità e supportare il funzionamento dei mercati del credito” attraverso l’utilizzo di una politica monetaria straordinaria; questo ha permesso alla Fed di allontanare gli USA e il mondo intero dal precipizio di una grande depressione. La Fed ha dimostrato il suo valore nell’arginare la crisi fornendo stimoli straordinari e stabilizzando i mercati.

Oggi la Fed e le altre banche centrali si sono ritrovate in una posizione privilegiata: hanno utilizzato gli strumenti della politica monetaria come politica di azzeramento dei tassi e acquisizione di attività in larga scala, che li ha portati a far aumentare i loro conti e abbassare i tassi di sconto.. Per esempio, la Fed ha portato il suo bilancio da circa 800 miliardi di dollari in titoli detenuto prima del 2008 a circa 4.6 trilioni di dollari. L’importo si è leggermente ridotto da allora, per effetto del tentativo di normalizzazione da parte delle banche centrali al fine di combattere la successiva recessione.

Tuttavia, questo processo di normalizzazione della politica monetaria si è rivelato lento e modesto, a causa degli interessi contrastanti della Fed: da una parte strumenti per affrontare la prossima recessione, dall’altra evitare di accelerarne i tempi attraverso una normalizzazione troppo accelerata. Tuttavia, ad oggi il processo di normalizzazione è stato troppo modesto e ciò suggerisce che nel caso di una nuova importante crisi, la Fed sarà costretta a far ricorso a nuovi stimoli straordinari.

Diversi anni fa, lo strumento di politica monetaria straordinaria su cui discutevano economisti e banchieri centrali era l’” helicopter money”. Proposto dall’economista Milton Friedman negli anni ’60, come modo per combattere l’eccessiva deflazione, nel suo significato più elementare, non è altro che la stampa di denaro da parte delle banche centrali (senza l’assunzione di alcun debito addizionale) per sostenere le spese dei programmi governativi o per essere dato direttamente alle persone. L’helicopter money si è spostato da un piano di pura teoria economica, a possibile reale strumento a disposizione della banca centrale durante una conferenza stampa della BCE del 2016; quando venne chiesto dell’helicopter money, il Presidente della Banca Centrale Europea Mario Draghi, non respinse del tutto l’idea dello strumento ma lo catalogò come “un concetto davvero interessante”.

La vigente politicizzazione delle banche centrali
Nelle scorse settimane, le discussioni e i dibattiti sono concentrati sul concetto di moderna teoria monetaria (MTT). Penso che la MTT sia simile al concetto di helicopter money: al suo interno, c’è il concetto che i Paesi possono stampare e prendere a prestito la propria moneta senza preoccuparsi del livello di indebitamento riguardo la crescita del livello di debito e il conseguente default. La MMT è considerata come una panacea che risolve le attuali difficili questioni finanziarie.

Il noto economista Kenneth Rogoff descrive la MMT come “l’utilizzo della Fed come una una mucca da mungere per finanziare nuovi costosi programmi sociali”. Per fare qualche esempio, la deputata degli Stati Uniti Alexandria Ocasio-Cortez ha invocato l’utilizzo della MMT quale modalità per sostenere economicamente la sua proposta del Green Deal. Ironicamente, il Presidente Donald Trump potrebbe essere stato un precoce sostenitore della MMT durante la campagna del 2016 quando, in un’intervista alla CNN spiegò, “le persone hanno detto che io voglio andare e comprare il debito e il default sul debito, queste persone sono pazze. Questo è il governo degli Stati Uniti, non devi mai andare in default perché stampi il denaro…”. Inutile dire che molti economisti hanno timore che la MMT possa passare da teoria economica astratta a strumento della politica della banca centrale a causa dell’intromissione della politica.

A mio parere, questa è l’evoluzione naturale della politicizzazione delle banche centrali negli Stati Uniti dall’inizio della sua storia. Ma piuttosto che attaccare le banche centrali invocando la loro abolizione, sembra che alcuni politici si stiano spostando verso tutt’altra posizione: l’appropriazione delle banche centrali e il loro utilizzo come strumenti propri. Tuttavia, occorre sottolineare che è l’indipendenza delle banche centrali che ne ha permesso il successo. Infatti, oserei dire che la Fed e le altre banche centrali sono stati i veri eroi della crisi globale finanziaria; un eroismo nato dall’indipendenza.

Le banche centrali vedono chiaramente la politicizzazione come una minaccia. Lo scorso Dicembre, il governatore della banca centrale sudafricana Lesetja Kganyago ha espresso la sua preoccupazione riguardo al fatto che le minacce all’indipendenza delle banche centrali da parte delle forze politiche sono un problema crescente, non più soltanto relegata ai mercati emergenti.
In Brasile, dove un candidato populista ha recentemente preso il comando come presidente, il nuovo responsabile delle banche centrali sta cercando di assicurare maggiore indipendenza: quando ha giurato, la scorsa settimana, ha auspicato una maggior tutela legislativa a favore dell’ autonomia della banca centrale.

In una rara intervista televisiva, Powell ha sottolineato la posizione apolitica della Fed : “è molto importante che il pubblico capisca che noi dobbiamo costantemente prendere delle decisioni basate su ciò che pensiamo sia giusto per il popolo americano…noi non metteremo mai e poi mai in pratica le considerazioni politiche”.

Mi aspetto che questo dibattito continuerà: i politici vedono grandi opportunità per acquisire potere e controllo attraverso l’utilizzo delle banche centrali. Questo potrebbe prendere la forma del’MMT, del helicopter money o di qualsiasi altro strumento di politica monetaria straordinaria che i politici ritengano possa essere utile ai loro scopi. Questa lotta potrà solo aumentare : all’aumento dei livelli del debito , che lascerà i politici con poche opzioni per promuovere i propri programmi politici. Inoltre anche il diffondersi dei movimenti populisti nel mondo potrebbe portare ad un maggior tentativo di strumentalizzazione delle banche centrali ad opera di queste forze politiche. .

Tratto dal blog di Kristina Hooper, Chief Global Market Strategist di Invesco

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