L’imprescindibile fattore ESG

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L’imprescindibile fattore ESG

Gli investimenti responsabili sono sempre più protagonisti nei portafogli degli asset manager.

 

Il 2020 è stato l’anno del boom, ma i margini sono ancora ampi. Intanto, con la Sfdr, l’Europa prova a fare ordine in un mercato che necessita ancora di maggior trasparenza, per rendere gli investimenti veramente confrontabili dai risparmiatori Leopoldo Fiore Ormai sembrano essere saliti tutti a bordo. Complice anche la pandemia, nel 2020 gli investimenti sostenibili sono cresciuti in modo spettacolare. Secondo i dati Morningstar, nell’ultimo trimestre dell’anno le strategie esg hanno registrato record su tutti i fronti: raccolta di 152 miliardi di dollari, masse in gestione pari a 1.600 miliardi di dollari e lancio di 196 nuovi prodotti. E il 2021 promette di bissare il successo e segnare nuovi record. Insomma, gli investitori ormai si sono votati alla causa, e non si parla più di bolla o moda passeggera. I margini di crescita sono ancora ampi. E gli esg sono qui per restare. Ma ci sono ancora aspetti da chiarire e approfondire. E infatti gli organi di regolamentazione stanno lavorando alla definizione di una tassonomia standard, Intanto l’Europa prova a mettere un po’ d’ordine con la Sustainable Finance Disclosure Regulation. Per approfondire scenari, prospettive e opportunità degli esg Asset Management ha interpellato alcuni tra i più importanti gestori e asset manager impegnati da tempo sul fronte della sostenibilità. Mentre il Centro Studi Le Fonti ha realizzato un sondaggio tra banker e consulenti finanziari (i risultati nelle pagine seguenti).

COSA CAMBIA CON LA SUSTAINABLE FINANCE DISCLOSURE REGULATION «Negli ultimi anni», dice Roberto Grossi, vicedirettore denerale di Etica Sgr, «il mercato del risparmio gestito è stato caratterizzato dal proliferare di soluzioni di investimento sostenibili che cercano di intercettare il crescente interesse dei risparmiatori. L’Unione europea ha provato a mettere ordine con il Regolamento 2088 (o Sfdr) che fissa una serie di obblighi di trasparenza. La normativa ha specificato una definizione comune di investimento sostenibile, ha introdotto il concetto di rischio di sostenibilità e ha dato vita a una normativa valida per tutti gli asset manager che operano in Europa. L’obiettivo è far sì che le soluzioni di investimento e le attività dei gestori siano sempre più facilmente confrontabili dai risparmiatori. Mancano però ancora molti step importanti, a partire dagli standard tecnici del Regolamento, che sono oggi ancora in bozza e che lasciano per il momento alcuni punti aperti nell’interpretazione della norma». «È ancora presto per vedere gli effetti concreti della Sfdr sulla scelta degli strumenti da parte degli investitori», aggiunge Desirée Scarabelli, Esg specialist e sales director di Pictet Asset Management. «Sicuramente c’è un’attenzione crescente dei selezionatori di fondi e degli 2021 Luglio / Agosto 35 In alto, da sinistra, Desirée Scarabelli, esg specialist e sales director di Pictet Asset Management; Roberto Grossi, vicedirettore generale di Etica Sgr. Sopra, da sinistra, Adrie Heinsbroek, chief sustainability officer di Nn Investment Partners; Francesco Sandrini, head of balanced, income and real return di Amundi 36 Luglio / Agosto 2021 investitori per come i fondi vengono categorizzati, ma, al momento, non si è ancora visto uno shift importante verso i fondi categorizzati art.8 e 9 a discapito di quelli dell’art. 6. Anche perché la questione è ancora molto fluida. Ci aspettiamo però una crescente preferenza, con conseguente attrattività a livello di masse, per quanto riguarda i fondi art. 8 e 9. Sicuramente il vantaggio principale dell’applicazione della Sfdr sarà quello di un incremento della trasparenza sul tema della sostenibilità dei vari strumenti finanziari.

In particolare, fino ad ora, la mancanza di quadri di riferimento, dati e standard comuni in grado di analizzare e misurare la performance ambientale, sociale e di governance delle società, ha portato a un proliferare di strumenti definiti sostenibili senza che questi necessariamente lo fossero veramente. Quindi, ci aspettiamo che la nuova normativa faccia un po’ di pulizia e aiuti a distinguere i prodotti che attuano politiche di gestione realmente sostenibili da quelle che lo fanno solo sulla carta. E la maggiore trasparenza porterà anche a una maggiore comparabilità degli investimenti sostenibili, che, in assenza di un quadro normativo che regoli anche la reportistica, era qualcosa di molto difficile da mettere in atto». Francesco Sandrini, head of balanced, income and real return di Amundi, sottolinea come l’introduzione della Sfdr abbi dato «impulso alle Sgr affinché riorganizzassero l’offerta, cercando la migliore combinazione possibile tra prodotti qualificabili come articolo 8 e articolo 9, a fronte di una crescente domanda di prodotti sostenibili da parte di investitori retail e istituzionali. Ogni operatore sta provando a leggere questo riposizionamento strategico della gamma prodotti, in un contesto regolamentare ancora in evoluzione, caratterizzato dalla interazione tra Commissione europea, regolatori nazionali, eco-label, distributori e investitori istituzionali. Notiamo un forte aumento di prodotti che tengono conto dei rischi di sostenibilità attraverso politiche di esclusione, approcci best in class, scelte tematiche, ma anche integrazione e ingaggio, quest’ultimo approccio magari più riservato a società di gestione con gruppi di ricerca esg dedicati e con dimensioni più elevate». L’IMPATTO SUI GETORI Ma quanto è stato complicato, per gli asset maanger, adattare la gamma dei fondi alle nuove direttive?

E non c’è il rischio che in molti si siano limitati ad assicurare i livelli minimi in termini di sostenibilità? Secondo Adrie Heinsbroek, chief sustainability officer di Nn Investment Partners, «l’impatto di questo processo su qualsiasi asset manager che offra prodotti finanziari regolamentati all’interno dell’Ue è significativo. Per Nn Ip, ha richiesto un’analisi completa dei nostri fondi e mandati. Un vantaggio è che questo tipo di analisi non è nuovo per noi. Da No, per niente 4,76% Poco 29,93% Abbastanza 38,78% Sì, molto 26,53% Nella sua esperienza a contatto con i clienti, pensa che nell’ultimo anno e a seguito dell’introduzione della normativa europea, sia aumentato l’interesse nei confronti delle soluzioni di investimento esg? 2021 Luglio / Agosto 37 IL PANEL INTERVISTATO La survey, realizzata attraverso la piattaforma online del Centro Studi Le Fonti, ha visto la partecipazione di 1.101 tra private banker e consulenti finanziari. I risultati del sondaggio si riferiscono al 26 luglio 2021 anche uno spazio interpretativo alle agenzie nazionali. Infine, la commercializzazione dei prodotti in alcuni paesi risulta anche influenzata dalle certificazioni legate alle eco-label (Fng Siegel in Germania, Finansol in Francia, Febelfin in Belgio, tra le tante). Se questo insieme di criteri e approcci riduce probabilmente il cosiddetto fenomeno del greenwashing, presenta tuttavia un certo numero di sfide per l’industria stessa del risparmio gestito.

La necessità di definire universi di investimento per i prodotti che inevitabilmente saranno l’intersezione di una molteplicità di filtri, rischia di creare pericolose concentrazioni di flussi finanziari su settori o nomi a prescindere dai loro fondamentali finanziari. È inoltre ragionevole assumere che questa parcellizzazione di approcci e criteri esg nel breve periodo, potrà avere un effetto di riduzione sulla portabilità dei prodotti, favorendo una proliferazione di soluzioni disegnate ad hoc, con evidenti implicazioni in termini di costi». In Pictet Asset Management, rivela Scarabelli, «non abbiamo dovuto fare nessuna trasformazione, ma solo adeguare il linguaggio ai nuovi standard esg. Infatti, abbiamo lanciato fondi tematici a impatto positivo, che possiamo definire la categoria più elevata e lungimirante tra gli investimenti esg, ancora prima che termini come impact investing e la sigla esg molti anni leghiamo gli investimenti alle caratteristiche esg, abbiamo una nostra categorizzazione per gli investimenti responsabili (esg integrati, sostenibili e a impatto) e pubblichiamo cifre verificate sugli asset in gestione che sono negli obiettivi da alcuni anni.

Abbiamo usato la nostra categorizzazione come punto di partenza e ci ha aiutato ad allinearci facilmente con il nuovo sistema di classificazione legale e i requisiti di accompagnamento. Inoltre, porta diverse competenze a collaborare tra loro nel campo del responsible investment, il che aiuta a rafforzare ulteriormente l’integrazione e porta la nostra divulgazione a un livello superiore». Anche Etca Sgr, rimarca Grossi, «è una società di gestione che propone fondi responsabili fin dalla sua nascita nel 2000. Il regolamento Sfdr per noi ha significato una conferma dell’approccio etico alla finanza che rappresenta la nostra mission e non una moda del momento. A livello di prodotto tutti i fondi italiani di Etica Sgr sono stati classificati ai sensi dell’articolo 9 ai fini di Sfdr. Riteniamo che da un lato l’adozione di schemi condivisi sia una condizione necessaria per lo sviluppo organico del settore degli investimenti sostenibili: agevola il confronto tra le diverse soluzioni d’investimento a favore di consulenti finanziari e clienti. Dall’altro lato la vera sfida per Etica Sgr sarà quella di preservare la nostra identità e la nostra visione di finanza etica, che favorisce l’investimento dei fondi in imprese e Stati che adottano pratiche virtuose non solo a livello ambientale e sociale».

Tra i pionieri dell’investimento responsabile, c’è senz’altro Amundi che, spiega, Sandrini, «a marzo 2021 (fonte Morningstar) figura come l’asset manager europeo col più alto numero di fondi classificati come articolo 8 o articolo 9 secondo la Sfdr. La principale complessità per asset manager che operano a livello internazionale deriva dalle difformità normative ancora esistenti in questa fase di transizione. Inoltre la Sfdr lascia 38 Luglio / Agosto 2021 stessa diventassero d’uso comune: già nel 2000, con il fondo Pictet Water, siamo stati i pionieri in questo ambito. Quindi, oggi, a seguito dell’introduzione della normativa e del diffondersi dell’attenzione sugli investimenti sostenibili, non abbiamo dovuto trasformare alcuna strategia, ma solo usare nuovi termini per descriverla. Grazie alla potenza di anticipare il futuro dovuta all’analisi dei Megatrend, che sono alla base della creazione dei nostri fondi tematici, la sostenibilità è sempre stata uno dei motori per la creazione delle nostre strategie. Tra i 14 megatrend che abbiamo individuato già a partire dagli anni Novanta e che riteniamo stiano plasmando il mondo, quello della sostenibilità rappresenta un elemento fondamentale per l’intera nostra gamma tematica. Vent’anni fa, mentre il mondo finanziario gonfiava la bolla tecnologica, ci ha portati a lanciare il Pictet Water, il primo grande fondo tematico ambientale della storia, per arrivare al 2020 con il lancio di Pictet Human, col quale abbiamo spostato l’attenzione dalle questioni ambientali a quelle sociali, riconoscendo l’importanza di rimettere l’uomo e le sue esigenze al centro del mondo, ancor di più dopo la pandemia. Quindi, se l’industria della gestione sta correndo per diventare esg compliant, Pictet Am nasce esg.

Anche guardando alla regolamentazione Sfdr già oggi 10 fondi tematici di Pictet soddisfano i requisiti dell’art. 9, ovvero i più stringenti. IL FENOMENO GREENWASHING Sarà ancora possibile per le aziende ingannare gli investitori mostrando una sostenibilità solo di facciata? Secondo Pictet, «la maggiore trasparenza in tema di investimenti sostenibili, imposta dalla normativa, sta andando assolutamente nella direzione di tutelare gli investitori e indirizzare gli investimenti verso le aziende realmente virtuose. Sicuramente », dice Scarabelli, «il successo riscontrato dalle strategie sostenibili aveva alimentato ultimamente il cosiddetto fenomeno del greenwashing. Basti pensare che solo nel 2020 in Europa oltre 250 fondi hanno cambiato filosofia di investimento integrando i criteri esg, e, di questi, quasi il 90% ha inserito qualche sigla esg/sostenibile/responsabile nella denominazione. La regolamentazione Sfdr subentra quindi al momento opportuno per aiutare gli investitori a orientarsi in questo vasto universo e a individuare le soluzioni che meglio rispecchiano i loro obiettivi legati alla sostenibilità.

E, a tendere, ci aspettiamo anche un maggior monitoraggio da parte del regolatore con pericolose conseguenze a livello reputazionale per le società con strategie che sono sostenibili solo di facciata». «Il 10 marzo è entrata in vigore la prima fase del nuovo quadro normativo dell’Ue sulla finanza sostenibile», ricorda il chief sustainability officer di Nn Ip. «Questo ha segnato il primo passo ufficiale verso un’Europa più verde, ma è solo A quali aspetti di sostenibilità sono più interessati gli investitori? Sostenibilità ambientale 78,23% Tematiche sociali 9,52% Tematiche legate alla governance 8,84% Nessuna in particolare 3,4% 2021 Luglio / Agosto 39 un elemento di un processo che, per alcuni, è iniziato mesi o addirittura anni fa. È l’inizio di un viaggio lungo, un percorso di sviluppi legislativi che probabilmente terrà occupati non solo gli operatori del mercato finanziario, ma anche gli investitori e le società partecipate per gli anni a venire. Certamente, aumenterà il momentum mentre l’industria finanziaria agisce come catalizzatore per un’economia più sostenibile e una società più prospera, mettendo il capitale al lavoro nell’economia e nella società. Poiché ci saranno una serie di regolamenti relativi al piano d’azione per la finanza sostenibile, crediamo che i nuovi regolamenti Ue avranno un impatto positivo a lungo termine sull’integrità e la trasparenza degli investimenti responsabili. Aumenteranno anche la consapevolezza dell’importanza di integrare la sostenibilità nel processo decisionale degli investimenti. Questo darà agli investitori un quadro più chiaro di ciò in cui stanno investendo, permettendo loro di fare scelte ben informate, basate su più che semplici parametri finanziari.

Tuttavia, gli investitori dovrebbero rimanere critici nella selezione degli investimenti e non prendere le nuove classificazioni alla lettera e considerarle come una misura della sostenibilità in sé. Questo regolamento riguarda la divulgazione, non è un’etichetta o una certificazione». La normativa europea, dice il vicedirettore generale di Etica Sgr, va «nella direzione che abbiamo sempre auspicato, tuttavia il nostro punto di vista ci impone di riconoscere che ci sono importanti margini di miglioramento, soprattutto in termini di maggiore coerenza, trasparenza e partecipazione. Per esempio, la normativa si concentra soprattutto sui singoli strumenti finanziari più che sulla coerenza a livello di legal entity. Ciò significa che possono esserci realtà che propongono prodotti green accanto a prodotti che seguono logiche molto distanti. Riteniamo che il prossimo passo per scongiurare il rischio di greenwashing sia delimitare meglio il campo ed estenderlo a tutti i temi che rientrano nell’acronimo esg (ambiente, sociale e governance), per evitare quei rischi che sono ancora troppo presenti in alcune aree. Noi diffondiamo il nostro approccio etico in maniera tridimensionale: l’impatto ambientale non può prescindere da quello sociale e di governance e ci auspichiamo che anche l’Unione europea possa proseguire il proprio lavoro in questa direzione».

UN’OFFERTA SEMPRE PIÙ RICCA Negli ultimi anni si è assistito a un proliferare di prodotti e di conseguenti approcci esg. Ma quali sono i migliori? «Amundi», spiega l’head of balanced, income and real return, «supporta una gamma di soluzioni esg ad ampio spettro dedicate a investitori di diversi paesi e con esigenze diverse utilizzando svariati approcci di investimento legati alla sostenibilità, (impatto, esclusione, limiti normativi, scelte settoriali, temi specifici, best in class). Tuttavia in presenza di flussi così imponenti quali quelli investiti in prodotti esg nell’ultimo anno, il rischio di fare tutti la stessa cosa è elevato. Preferiamo approcci basati sulla ricerca, sulla sinergia tra metriche di profittabilità e sostenibilità, con l’ingaggio attivo delle società, attraverso consultazione e esercizio del diritto di voto su temi sostenibili. Vogliamo investire in aziende che intraprendono un percorso strategico verso la sostenibilità, catturandone dinamicamente nel tempo il premio per il rischio. Questo è il nostro approccio basato su integrazione ed ingaggio».

«Ognuno ha il proprio approccio », chiosa Grossi, «difficile dire quale sia il migliore, certamente riteniamo fondamentale calcolare con trasparenza i risultati del nostro. Per esempio ogni anno misuriamo l’impatto positivo generato dalla selezione degli emittenti presenti nei portafogli dei fondi e dall’engagement con le aziende, ovvero del dialogo con il management delle imprese e dell’azionariato attivo (l’esercizio dei diritti di voto derivante dalla partecipazione al capitale azionario delle imprese in cui investono i fondi). Nell’edizione 2020 del nostro Report di Impatto si legge tra i risultati ambientali che nei portafogli dei fondi di Etica Sgr le società che hanno definito obiettivi allineati all’accordo di Parigi (Science-Based Targets) sono il +133% in più rispetto al mercato di riferi40 Luglio / Agosto 2021 mento (Msci World). Tra i risultati sociali le società con politiche per prevenire il lavoro minorile sono il 43% in più. Buoni i risultati anche sul tema della governance: +32% il numero delle società con un comitato di sostenibilità in seno al consiglio di amministrazione». «Noi come pionieri degli investimenti tematici e, in particolare, di quelli legati all’ambiente e alla società», sottolinea l’esg specialist e sales director di Pictet Asset Management, «crediamo che l’investimento tematico a impatto positivo sia il metodo più efficace per approcciare gli investimenti sostenibili. Infatti, la selezione esclusiva o la semplice selezione di aziende virtuose secondo i parametri esg è un approccio abbastanza semplicistico.

Noi asset manager possiamo veramente fare la differenza accompagnando le aziende affinché diventino più virtuose, attraverso il cosiddetto active engagement, e investendo in quelle che stanno lavorando per dare un contributo concreto nella risoluzione di problematiche legate a questioni ambientali e sociali, come ormai facciamo da oltre venti anni con fondi come il Water, il Clean Energy, il Timber, il Nutrition o il nostro Global Environmental Opportunities. Vediamo l’approccio tematico come qualcosa che vada oltre la semplice etichetta esg, vediamo questo tipo di investimento come qualcosa che possa portare il mondo ad essere un posto migliore». L’approccio esg deve dunque raggiungere il 100% dei portafogli degli investitori, sia sulle soluzioni attive che su quelle indicizzate? In Nn Ip attualmente il 74% del patrimonio gestito è integrato secondo criteri esg e, rivlea Heinsbroek, «puntiamo ad applicare un criterio esg rigido all’80% degli asset in gestione entro il 2023. Applichiamo criteri rigorosi che ci siamo imposti. Nelle nostre strategie integrate esg, guardiamo coerentemente a tutti e tre i fattori: e, s e g. Puntiamo anche alla trasparenza. I nostri gestori di portafoglio sono tenuti a documentare le loro considerazioni, in modo da poter dimostrare che abbiamo valutato tutti e tre i fattori in ogni decisione. Per alcune strategie e classi di attività, è e rimarrà difficile affermare in modo credibile che abbiamo soddisfatto questi criteri. Abbiamo in programma di includere anche quelle asset class che non sono ancora completamente integrate.

Ma se non possiamo arrivarci rapidamente, non significa che diventeremo più indulgenti e cambieremo la nostra definizione. Alla fine, ci concentriamo sulla qualità piuttosto che raggiungere semplicemente un numero più alto». L’AFFIDABILITÀ DEI DATI Una delle maggiori criticità, al momento, riguarda la capacità delle aziene di fornire dati esg puntuali e precisi. E di conseguenza di avere rating affidabili. Come si risolve? Per il vicedirettore generale di Etica Sgr, «fare finanza etica vuol dire considerare il prima, il durante e il dopo degli investimenti dei nostri fondi. Per questo, e anche per ovviare all’eventuale carenza di dati da parte delle aziende, il nostro team di analisi applica un rigoroso processo di selezione degli emittenti denominato Esg EticApproach. Questa metodologia proprietaria utilizza dapprima dei criteri negativi di esclusione, che scartano gli emittenti coinvolti in attività contro- 18,9% Capita spesso che i suoi clienti le chiedano maggiori informazioni sugli investimenti esg o che vogliano cambiare l’allocazione verso fondi/etf esg? Ricevo raramente richieste di informazioni o di cambio di investimenti verso prodotti esg 48,3% Mi chiedono spesso informazioni, ma non richiedono specifici investimenti su fondi o etf esg 35,37% Mi chiedono spesso di cambiare l’allocazione verso fondi o etf esg 16,33% 2021 Luglio / Agosto 41 verse. Poi le aziende e gli Stati che hanno superato questo step sono analizzati e valutati con parametri sociali, ambientali e di governance. Solo quelli con punteggi superiori a una soglia assoluta e tra i migliori del proprio settore (approccio best in class) entrano a far parte dell’universo investibile dei fondi di Etica Sgr. Non ci fermiamo alla selezione ma, a valle degli investimenti, come detto, calcoliamo l’impatto. Un’informazione utile per l’investitore e il collocatore, che può poi prendere decisioni più consapevoli, ma anche per i nostri analisti che possono in questo modo valutare la bontà della loro attività di ricerca».

Spiega Sandrini: «Dovendo coprire un universo ampio di società, oltre 12mila su scala globale, il problema della qualità dei dati naturalmente esiste come pure quello di saper elaborare dati relativi a controversie in vari paesi e in lingue diverse. Il problema della dipendenza dai dati si risolve con un approccio integrato, utilizzando un ampio database da integrare con analisi puntuali dei singoli casi. Partendo da una base dati molto ampia, basata su un gruppo diversificato di provider, proviamo a portare in superficie per ogni azienda informazioni relative a contenziosi e temi esg e in base a ciò comprendiamo se valga la pena coprire la società con i nostri analisti ed eventualmente operare una strategia di ingaggio attivo. La qualità dei dati migliorerà nel tempo e Amundi contribuirà a questo processo, continuando a operare all’interno di consorzi tesi alla definizione di migliori standard (vedasi per esempio i principi per i green bond), gruppi di ascolto con regolatori, progetti universitari». «L’uso dei rating ambientali, sociali e di governance», spiega Heinsbroek, «è aumentato notevolmente negli ultimi anni ed è entrato nell’arena degli investimenti mainstream. Tali punteggi e valutazioni costituiscono ora un elemento importante nella selezione di titoli, fondi e mandati, il che ha portato a una forte crescita del numero di fornitori di dati e rating esg. Tuttavia, i rating esg presentano diverse sfide che i gestori patrimoniali dovrebbero conoscere quando valutano la sostenibilità di titoli, fondi e mandati. I rating esg sono opinioni, non fatti, quindi è fondamentale capire i punti di vista che stanno dietro di essi. I punteggi esg potrebbero produrre una diversità di risultati con basse correlazioni, ma la combinazione di diverse fonti esg con analisi interne non fa che arricchire le intuizioni e migliorare il processo decisionale. Nn Ip ha identificato le opportunità per gli investitori per evitare le insidie.

Concentrandosi sugli aspetti materiali esg, cioè gli aspetti che hanno un impatto sulla capacità a lungo termine di un’azienda di generare cash flow e quindi sul suo prezzo azionario a lungo termine, gli investitori possono garantire un buon allineamen- Da 0 a 100 quanto valuta l’interesse dei suoi clienti nei confronti degli investimenti esg? 51% 42 Luglio / Agosto 2021 e, quindi, con una moltitudine di stakeholder differenti, dalla comunità dei lavoratori a quella dei consumatori, dalla comunità locale a quella globale. Il fattore S è anche quello che più risente delle diverse declinazioni dei principi etici in funzione del contesto culturale, economico e giuridico di riferimento. Infine, sebbene l’idea originaria dello sviluppo sostenibile desse uguale rilievo alle questioni sociali e a quelle ambientali, nel corso tempo l’emergenza climatica e le difficoltà concrete di misurazione e comparabilità dei profili relativi al fattore S hanno portato a dare priorità agli aspetti relativi al fattore E. Lo stesso Action Plan Europeo prevede, per finanziare una crescita sostenibile, di cominciare ad affrontare l’emergenza climatica, per poi proseguire con gli obiettivi sociali. Ci aspettiamo quindi che dopo la green taxonomy verrà implementata una social taxonomy, che possa creare una standard anche nell’ambito del fattore social in grado di portare a una quantificazione e a una più facile comparazione dei dati in tal senso». «Gli aspetti ambientali», secondo Grossi, «sono probabilmente più semplici da misurare e sicuramente “più di moda”. La stessa Unione europea con il regolamento della cosiddetta tassonomia ha dato fino a ora una grande enfasi alla dimensione ambientale connessa agli investimenti. L’urgenza di interventi seri in contrasto a fenomeni come il climate change, che noi condividiamo, ha d’altro canto spinto il sistema a dare maggiore rilievo a questi aspetti.

Tuttavia riteniamo fondamentale nella nostra visione di finanza etica considerare in toto l’impatto che un investimento può generare nelle sue diverse componenti, quindi anche sulla comunità, sulle persone e su come un’azienda viene gestita. La nostra idea è che se si vuoto tra l’integrazione esg e il miglioramento dei rendimenti corretti per il rischio. Poiché la ricerca mostra che le aziende con credenziali esg in miglioramento dimostrano migliori rendimenti corretti per il rischio, è anche importante concentrarsi sul comportamento di un’azienda e sullo slancio verso il miglioramento, piuttosto che sulle sue politiche dichiarate. Inoltre, i gestori patrimoniali possono aiutare significativamente il miglioramento dei dati esg attraverso attività di engagement con le aziende. Infine, l’uso di nuove tecnologie come l’elaborazione del linguaggio naturale e l’apprendimento automatico potrebbe migliorare ulteriormente gli approfondimenti esg migliorando la completezza, la tempestività e la qualità delle serie di dati. NON SOLO GREEN La sostenibilità, per molti, è ancora quasi esclusivamente ecologica e ambientale. I fattori social e di governance, invece, sono un po’ snobbati. « Il fattore S»; spiega Desirée Scarabelli, «si presenta di difficile misurazione e analisi, tanto da essere spesso connotato solo qualitativamente, a differenza del fattore E, per il quale con riferimento ai cambiamenti climatici si è giunti a quantificare un obiettivo comune a livello internazionale.

Le difficoltà di definizione e misurazione del fattore S sono riconducibili a diverse cause. Anzitutto, è strettamente correlato con il principio della responsabilità sociale d’impresa A suo parere i suoi clienti pensano che gli investimenti responsabili possano avere performance inferiori? No 73,47% 26,53% Sì 2021 Luglio / Agosto 43 zioni Sure. I temi più sentiti sono legati alla riduzione delle diversità di genere, alle politiche di riduzione delle sperequazioni retributive, all’attenzione per le comunità. Il tema della governance invece, ci risulta il meno sviluppato ed è ancora limitato a soggetti che sono specialisti delle tematiche esg». MERCATI EMERGENTI Se nei mercati sviluppati, integrare i fattori ambientali, sociali e di governance negli investimenti è ormai diventato uno standard, farlo nei mercati emergenti non è un’impresa facile. «Se è vero che per i mercati emergenti i fattori esg possono rappresentare un rischio e la qualità dei dati possa creare, a volte, dei dubbi riguardo alla loro attendibilità», premette l’esg specialist e sales director di Pictet Asset Management, «è proprio quando si parla di mercati emergenti che la gestione attiva può fare veramente la differenza, sia per valutare le migliori opportunità sia per portare avanti delle collaborazioni con aziende e governi di questi paesi per raggiungere dei livelli più virtuosi dal punto delle questioni sociali e climatiche.

I paesi emergenti sono quelli a più a rischio dal punto di vista climatico e ambientale. Proprio di recente abbiamo collaborato alla pubblicazione della ricerca “Climate change and Emerging Markets after Covid-19” redatta dall’Università di Oxford. Da questa ricerca emerge come il mondo rischi di perdere quasi la metà del suo potenziale economico entro la fine del secolo in assenza di ulteriori progressi per arginare il cambiamento climatico. E la parte del mondo più a rischio da questo punto di vista è proprio quella riguardante i mercati emergenti, che sono maggiormente vulnerabili all’innalzamento del livello del mare, alla siccità e ai crolli della produzione agricola. Per fortuna, negli ultimi anni, stiamo assistendo alla diffusione di una maggiore consapevolezza di governi, individui e imprese, che hanno iniziato ad agire nella lotta contro il cambiamento climatico anche nei paesi emergenti. Guardando più specificatamente all’ambito investimenti, riteniamo che le considerazioni esg si riflettano in modo inefficiente nei prezzi delle attività dei mercati emergenti. Questa è una conseguenza del fatto che il mercato è ancora in una fase iniziale nella sua comprensione e applicazione dei fattori e dell’analisi esg. Mancando spesso dati esg coerenti e trasparenti per molti paesi emergenti, a nostro avviso l’utilizzo di un punteggio esg da solo non è sufficiente. Utilizziamo quindi i nostri dati e le nostre analisi esg e ci impegniamo con gli emittenti per contribuire a realizzare cambiamenti a lungo termine.

Ad esempio, sul fronte obbligazionario dei mercati emergenti, in Pictet Asset Management utilizziamo già una vasta gamma di dati esg, provenienti da fonti sia esterne che interne, come parte del modo in cui assegniamo i rating ai vari paesi. I fattori ambientali che monitoriamo includono la qualità dell’aria, l’esposizione ai cambiamenti climatici, la deforestazione e lo stress idrico. Le dimensioni sociali comprendono l’istruzione, l’assistenza sanitaria, l’aspettativa di vita e la ricerca scientifica. E la goverle veramente puntare su uno sviluppo sostenibile di lungo periodo bisogna considerare il tema a tutto tondo, credendoci fino in fondo, altrimenti si rischia di incidere poco sulla salute del pianeta e delle persone. Anche per questo motivo nel nostro modello di analisi proprietario ricopre un ruolo fondamentale la misurazione del rischio esg». «Se consideriamo la domanda », aggiunge Sandrini, «è indubbio che l’aspetto ecologico abbia dominato i flussi investiti in prodotti esg negli ultimi anni. Esiste su questo tema un consenso globale perché la gravità dei problemi legati all’ambiente è una nozione condivisa. La sostenibilità ambientale è quindi l’area in cui lo stock di attività finanziarie investite risulta a oggi più elevato. Se guardiamo invece all’accelerazione dei flussi finanziari negli ultimi due anni, la componente sociale della sostenibilità è probabilmente il comparto che sta crescendo di più. L’incremento della domanda è stato indubbiamente condizionato dall’attuale crisi pandemica, che ha evidenziato limiti e contraddizioni di un modello sociale forse non adeguato.

Sul tema si registra una sensibilità in crescita in Europa mentre a livello globale c’è meno consapevolezza. Registriamo anche un adeguamento da parte dell’offerta ad esempio con una crescente risposta del mercato col lancio di bond sociali, ma anche di programmi su scala europea, si pensi alle obbliga44 Luglio / Agosto 2021 nance copre elementi come la corruzione, il processo elettorale, la stabilità del governo, l’indipendenza giudiziaria e il diritto alla privacy. Insieme, questi fattori vengono aggregati per diventare uno dei sei pilastri della classifica dell’indice di rischio paese (Cri) prodotta dal nostro team di economisti. Le economie dei mercati emergenti variano enormemente nel loro grado di sviluppo. Ciò complica il modo in cui gli investitori dovrebbero valutare la loro performance esg: dopotutto, i paesi più ricchi sono più in grado di prendere decisioni politiche positive in ambito esg che spesso hanno costi iniziali elevati per una lunga serie di benefici, come la chiusura delle miniere di carbone a favore del solare energia. Applicare l’approccio più semplicistico all’esg, cioè investire sulla base delle classifiche esg dei paesi, spingerebbe gli investitori obbligazionari fuori dai paesi in via di sviluppo più poveri, anche se stanno attuando le politiche giuste per migliorare la loro posizione esg. Invece, è importante che gli investitori riconoscano ciò che è possibile e realizzabile dai paesi più poveri e allochino i finanziamenti entro tali vincoli: comprendere la direzione di viaggio dei paesi in termini esg è fondamentale per analizzare le loro prospettive».

«I problemi di dati e trasparenza sono ancora comuni», concorda il chief sustainability officer di Nn Ip, «e molti investitori percepiscono ancora l’integrazione esg come una barriera per ottenere forti rendimenti. Ma noi crediamo che l’integrazione dei fattori esg ci fornisca un potente strumento per identificare e valutare i rischi e le opportunità chiave. Investendo responsabilmente nei mercati emergenti, gli investitori possono beneficiare di forti rendimenti e al contempo contribuire a un mondo più sostenibile. I problemi sui dati sono prevalenti. La difficoltà sta nella qualità dei dati e nella capacità di analizzarli e di pervenire alle giuste conclusioni. È qui che l’esperienza conta: bisogna essere in grado di valutare i dati e fare paragoni tra i paesi. In questo modo, è possibile premiare i paesi che stanno facendo progressi ed essere cauti rispetto a quelli che si stanno deteriorando. È importante però trovare il denominatore comune in tutti questi dati e renderli utilizzabili in modo lungimirante. È qui che entrano in gioco l’esperienza e la qualità della gestione. Ecco perché Nn Ip utilizza i big data integrati dagli input qualitativi dei suoi analisti per produrre punteggi esg a livello di singola nazione, combinando valutazioni qualitative e quantitative. Uno degli input chiave è l’Esg Lens di Nn Ip che utilizza dati sovrani e che si basa su due pilastri fondamentali: l’indicatore di stabilità esg e l’indicatore di sviluppo esg. Per analizzare le aziende, Nn Ip utilizza la sua Emd Corporate Esg Scorecard e la Nn Ip Esg Lens utilizzando i dati aziendali».

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