Guerra in Ucraina: le implicazioni per la Cina

È sempre più evidente come l'economia e la finanza siano intrecciate con la sicurezza nazionale e globale. Le sanzioni si contrappongo agli eserciti, le banche ai carri armati, e i danni collaterali della guerra in Ucraina, tanto economica quando finanziaria sono notevoli, come sta sperimentando la Russia.

È sempre più evidente come l’economia e la finanza siano intrecciate con la sicurezza nazionale e globale. Le sanzioni si contrappongo agli eserciti, le banche ai carri armati, e i danni collaterali della guerra in Ucraina, tanto economica quando finanziaria sono notevoli, come sta sperimentando la Russia.

Le implicazioni economiche della guerra scatenata dalla Russia potrebbero essere ingenti e globali: inflazione più elevata ovunque, peggioramento delle condizioni dei gruppi economicamente vulnerabili e indebolimento della crescita globale.

La guerra in Ucraina e le sanzioni creano ramificazioni profonde e a lungo termine per i sistemi economici. Le vulnerabilità delle filiere, già messe a nudo dal COVID-19, risultano sempre più evidenti. Non sarà possibile tornare all’economia mondiale pre-pandemica, pre-bellica, globalizzata ed efficiente. 

La Cina non è risparmiata da tali cambiamenti. Le catene di importazione ed esportazione della Cina sono lunghe e potenzialmente esposte a rischi. In un mondo in cui la guerra e il conflitto esistono tanto nelle roccaforti della finanza quanto sui campi di battaglia, la Cina potrebbe essere costretta a fare i conti con le conseguenze e adattarsi alla nuova realtà.

L’impatto dell’invasione russa sarà globale

L’invasione dell’Ucraina da parte della Russia ha provocato uno shock sia nella domanda che nell’offerta, che ora si sta ripercuotendo nell’economia mondiale e nei mercati finanziari. Le interruzioni nella produzione e distribuzione russe, ucraine e bielorusse di energia, generi alimentari e metalli industriali stanno già determinando un rialzo dei prezzi di molte materie prime, in parte dettato dalla reale mancanza di offerta a fronte delle limitate scorte, ma esacerbato dal panico o dagli acquisti speculativi.

L’aumento dei prezzi del petrolio, del gas naturale, dei cereali, dei fertilizzanti e dei metalli industriali porterà a una maggiore inflazione dei prezzi alla produzione e al consumo in tutto il mondo, tanto nei Paesi avanzati quanto in quelli emergenti e meno sviluppati. La Cina non sarà risparmiata. Anche nei Paesi che presentano ingenti risorse energetiche e alimentari interne, come la Cina (carbone, cereali) o gli Stati Uniti (greggio, gas naturale, vari prodotti agricoli), i prezzi vengono fissati nei mercati mondiali, il che significa che gli aumenti si avvertono a livello universale.

L’impennata dei prezzi dell’energia e dei generi alimentari ridistribuisce il reddito dai consumatori ai produttori, ma solitamente questo comporta una diminuzione della spesa globale e un indebolimento della crescita del prodotto interno lordo (PIL) globale. Questo perché l’incremento dei prezzi dei beni di prima necessità riduce il potere d’acquisto delle coorti con un’elevata propensione alla spesa e trasferisce il reddito alle imprese e agli individui con minore propensione alla spesa. Di conseguenza, la spesa totale cala.

Inoltre, sul fronte della domanda, è probabile che i consumatori e le imprese rinviino gli acquisti discrezionali più costosi, con conseguenze pesanti soprattutto in Europa, per ovvi motivi. Infatti, se la domanda crollerà, i suoi effetti si riverbereranno attraverso i canali commerciali, e l’Europa è il secondo maggiore mercato di esportazione della Cina.1

In Cina la guerra e le sanzioni decreteranno una diminuzione della domanda delle sue esportazioni, data la debolezza della crescita mondiale. Anche la spesa interna cinese ne risentirà, a causa dell’aumento dei prezzi della benzina e dei generi alimentari che smorzano i consumi.

A inizio mese la Cina ha fissato un modesto obiettivo di crescita pari al 5,5% per il 2022.2 Ancora prima dello scoppio della guerra, il Paese sembrava andare controcorrente rispetto alla stretta monetaria e fiscale globale, e ora tale esito sembra ancora più probabile.

Questa volta, però, l’improbabile allentamento della politica monetaria e creditizia cinese è dovuto all’ingente eccesso di sviluppo immobiliare, pertanto è probabile che Pechino impieghi la spesa pubblica, comprese infrastrutture, difesa e misure di sicurezza economica, sia per affrontare i bisogni fondamentali che per alimentare la domanda interna.

Probabilmente la Cina intensificherà gli sforzi per sostenere la sua strategia economica a lungo termine

Al di là degli impatti ciclici dell’indebolimento della crescita sull’economia e sulla macro-politica cinese, il conflitto tra Russia e Ucraina avrà conseguenze a lungo termine sulla strategia di sviluppo cinese. L’espressione “doppia circolazione” è il fulcro del piano quinquennale cinese per il 2021-2025, strategia che enfatizza il consumo interno, gli investimenti in tecnologia e una maggiore autosufficienza, riducendo la dipendenza dalle importazioni in settori come i chip di silicio.

Negli ultimi anni uno degli sviluppi più discussi è stata l’iniziativa cinese “Belt and Road”, che mira alla creazione di reti di trasporto e commerciali nelle parti del mondo che producono materie prime, anche sfruttando l’antica “Via della seta” che attraverso l’Asia centrale.

Tale iniziativa ha permesso alla Cina di creare e garantirsi proprie rotte commerciali. Dopotutto, l’Ucraina e le aree circostanti di Russia e Bielorussia sono storicamente uno dei più grandi panieri del mondo. La Russia e l’Ucraina rappresentano il 14% della produzione e il 30% delle esportazioni globali di grano.3 I due Paesi forniscono inoltre quasi il 20% delle esportazioni globali di mais, e l’Ucraina è una delle maggiori fonti cinesi di mangime di mais. La Russia e l’Ucraina rappresentano poi il 19% della produzione e quasi un terzo delle esportazioni mondiali di orzo,4 oltre al 60% della produzione e al 75% delle esportazioni mondiali di olio di girasole.5

Tuttavia, le interruzioni nella semina e nel raccolto di grano, orzo, mais e girasole avvenute quest’anno in Ucraina avranno un impatto sulla Cina. Inoltre le sanzioni finanziarie sul finanziamento e all’assicurazione delle spedizioni russe possono ridurre le forniture di prodotti alimentari.

A seconda della durata di queste interruzioni (qualora, ad esempio, il conflitto e le sanzioni dovessero proseguire per anni), la Cina dovrà cercare altri fornitori più affidabili. Per i prodotti alimentari dovrà rivolgersi al Nord e Sud America. Infatti, dati i ben noti problemi di approvvigionamento idrico della Cina, è improbabile che il Paese possa contare sulla produzione interna di grano per compensare una perdita duratura delle forniture ucraine e russe.

Le sanzioni finanziarie possono avere un impatto sulla filosofia delle riserve estere della Cina

Infine, la Cina dovrebbe contemplare il possibile impatto delle sanzioni finanziarie sulla sua filosofia delle riserve estere. Un quarto di secolo fa, il Paese ha imparato dalla crisi finanziaria asiatica quanto siano essenziali ingenti riserve di valuta estera per la sicurezza finanziaria nazionale. Ma il congelamento delle riserve di valuta estera della Russia e l’espulsione delle grandi banche russe dal sistema di pagamenti internazionali SWIFT ha messo in evidenza le linee di faglia e le lacune di tale strategia.

La Cina è molto più integrata economicamente e finanziariamente nell’economia mondiale rispetto alla Russia, il che rende più difficile per l’Occidente imporle lo stesso tipo di sanzioni finanziarie draconiane che ha imposto alla Russia. Ma quella stessa interdipendenza implica anche un costo economico e finanziario potenzialmente elevato per la Cina, se le sanzioni dovessero comunque diventare uno scenario plausibile.

Si discute molto in Cina su altre modalità per mantenere le riserve di valuta estera o su un sistema di pagamenti internazionali alternativo a SWIFT, ma non esiste una soluzione rapida. Le istituzioni e le reti che sostengono il sistema finanziario mondiale non sono facilmente rimovibili. Proprio come nei social media o nella ricerca, una singola rete di pagamenti e una valuta di riserva globale offrono enormi benefici di rete. Il commercio globale funziona meglio su una piattaforma piuttosto che su molte.

Infine, come l’economista Robert Triffin sottolineò più di 60 anni fa, se un Paese desidera emettere e controllare la valuta di riserva del mondo, deve provvedere a fornirla alla finanza e al commercio internazionali attraverso persistenti deficit commerciali e un conto capitale relativamente aperto.6 Al momento la Cina non è propensa a farlo, il che continuerà a ostacolare la trasformazione del renminbi in una vera valuta di transazione o di riserva globale alternativa al dollaro statunitense.

Come ho indicato in precedenza, scrivere su argomenti che derivano dalla tragedia umana è una responsabilità enorme. Io e i miei colleghi ci assumiamo questo dovere con grande dedizione e professionalità nell’ambito delle nostre responsabilità fiduciarie.

Commento a cura di Stephen Dover, Chief Market Strategist di Franklin Templeton.

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