Azzeramento netto

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Martin Currie:  Mercati dei capitali e investitori hanno un ruolo importante nell’aiutare a realizzare l’azzeramento netto delle emissioni.

 

Tuttavia è ampiamente diffuso il pregiudizio infondato secondo cui senza una raccolta diretta di capitale azionario la capacità dei mercati secondari di creare “impatto” a sostegno dell’azzeramento netto è limitata. Non concordiamo affatto con questa tesi, e vediamo tre modi fondamentali con i quali gli investitori possano soste­nere l’aspirazione all’azzeramento netto. Specificamente, i modi in cui gli investitori azionari attivi possono creare impatto con la partecipazione attiva e l’impegno nel merca­to pubblico secondo noi sono: 1. Indirizzando il capitale al finanziamento e la remunera­zione delle aziende che creano soluzioni per la crisi cli­matica. 2. Impegnandosi attivamente nel dare impulso, determina­re e infine assegnare il giusto prezzo alla presenza e alla credibilità di obiettivi di riduzione delle emissioni fino all’azzeramento netto. 3. Con un impegno politico, l’educazione e l’ampliamento dell’adozione di strumenti e strutture fondamentali desti­nati a facilitare il perseguimento degli obiettivi climatici. Tale trasformazione richiederà un aumento sostanzioso degli investimenti in soluzioni a basse emissioni di carbonio afferma Martin Currie.

A livello globale, secondo l’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) servono investimenti immediati nel sistema dell’energia globale pari a 2.400 miliardi di dollari statunitensi annui fino al 2035. Siamo convinti che l’unico modo per generare tale impegno di capitale richieda di poter contare su tutta la potenza del mercato nel sostenere la realizzazione di un azzeramento netto. Ciò comporterà il reindirizzamento e un aumento del capex a sostegno delle attività in via di transizione, la crescita di nuove attività e il finanziamento di nuovi progetti per infrastrutture “verdi”. Questo è il terzo articolo della nostra serie dedicata all’az­zeramento netto in preparazione alla COP 26 e si concen­trerà su come nel nostro ruolo di investitori attivi, impegna­ti, di lungo termine facilitiamo questo cambiamento tramite i nostri investimenti oltre al ruolo del mercato azionario più in generale nella creazione di incentivi per soluzioni innova­tive relative al clima, indirizzamento del capitale al finanziamento e la remunerazione di aziende che stanno creando soluzioni per la crisi climatica.

Politici e regolamentatori non sono indifferenti al ruolo dei mercati azionari pubblici nell’aiutare a risolvere sfide fondamentali per la sostenibilità. Gli impegni dei governi nei riguardi del clima stan­no creando opportunità più ampie per la partecipa­zione ai mercati, facendo così leva su un pool più significativo di capitale e incentivi che possono premiare soluzioni genuine per la crisi climatica. Ciò è stato riconosciuto dalla Banca Centrale Europea, che ha concluso affermando che “gli inve­stitori azionari, che hanno tendenzialmente un oriz­zonte d’investimento più lungo e una maggiore propensione a progetti ad alto rendimento, potreb­bero essere in una posizione migliore rispetto alle banche per finanziare un’innovazione sostenibile nei confronti delle aziende,” aggiungendo che “mercati dei capitali ampi e liquidi potrebbero aiu­tare a mobilitare i fondi necessari per finanziare la transizione a un’economia a basse emissioni di car­bonio. La mobilitazione del capitale privato ai fini di un investimento sostenibile è stata anche uno degli argomenti centrali dell’EU Sustainable Finance Action Plan, mirato a ‘reindirizzare il flusso dei capitali verso investimenti sostenibili allo scopo di realizzare una crescita sostenibile e inclusiva. Siamo d’accordo con l’impatto positivo che i parte­cipanti dei mercati azionari potrebbero esercitare riguardo a obiettivi fondamentali, ad esempio l’az­zeramento netto. Come avevamo già sottolineato, l’impegno alla limitazione del cambiamento climati­co e la transizione a un’economia a emissioni di car­bonio più basse presenta anche una serie di oppor­tunità per gli investitori.

Abbiamo tuttavia anche fatto rilevare che il coinvolgimento degli investitori dovrebbe essere autentico e ben meditato, per evi­tare che il capitale venga impiegato in aree in cui la percezione di un cambiamento positivo è elevata ma gli esiti sostenibili effettivi sono bassi afferma Martin Currie: il cosid­detto effetto di “greenwashing”. Siamo investitori azionari ad alta convinzione e di lungo termine, e pertanto siamo convinti che un modo efficace per farlo sia l’incanalamento del capi­tale dei nostri clienti a favore di attività creatrici di soluzioni. Ad esempio, per risolvere sfide quali l’az­zeramento netto o sostenere altre strutture per uno sviluppo sostenibile quali gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile ONU. Specificamente, esami­niamo come le società possano contribuire a questi obiettivi, senza limitarsi a un allineamento generico. Il modo migliore per farlo è secondo noi tramite i prodotti e i servizi creati, piuttosto che limitandosi a un allinea­mento comportamentale (anche se più avanti passeremo a com­mentarne l’importanza).

Ciò implica pertanto una distinzione importante, nella valuta­zione dell’impatto. Siamo convinti che gli investimenti di mag­giore impatto dovrebbero dimostrare: 1. Intenzionalità: ossia che l’intento specifico di un’attività, un prodotto o un servizio consiste nell’aiutare a superare una sfida, e in questo caso: un’intenzione specifica di aiutare a realizzare un azzeramento netto delle emissioni. 2. Materialità: una quota rilevante degli utili attuali o futuri della tesi d’investimento è materialmente associata al supe­ramento di sfide quali l’azzeramento netto delle emissioni. 3. Addizionalità: la soluzione creata è differenziata ed esercita un impatto sufficiente per fare una differenza rilevante nella realizzazione di un azzeramento netto delle emissioni. La prospettiva di un rendimento elevato dovrebbe indirizzare i flussi di capitale verso le soluzioni più efficienti. Le società cre­atrici di soluzioni sostenibili innovative e di impatto dovrebbe­ro essere in una posizione che consenta una forte crescita in ampi mercati di destinazione e, in quanto tali, dovrebbero essere premiate con un costo del capitale vantaggioso. Il mer­cato dovrebbe inoltre poter premiare chi modifica in misura rilevante la propria attività con l’obiettivo di sostenere la tran­sizione “verde”.

Ciò aiuterà a creare e sostenere un flusso vir­tuoso di capitale verso le imprese che stanno creando soluzio­ni efficaci per l’azzeramento netto delle emissioni. Siamo con­vinti che i mercati privati possano esercitare impatti positivi sulle società tramite incentivi per una maggiore innovazione e consentendo soluzioni scalabili più rapidamente. IMPEGNANDOSI ATTIVAMENTE NEL DARE IMPULSO, DETERMINARE E INFINE ASSEGNARE IL GIUSTO PREZZO ALLA PRESENZA E ALLA CREDIBILITÀ DI OBIETTIVI DI RIDUZIONE DELLE EMISSIONI FINO ALL’AZZERAMENTO NETTO. Una seconda area d’impatto fondamentale per un contributo attivo degli investitori contribuiscano all’azzeramento netto è la creazione di incentivi per le società che adottano obiettivi di azzeramento netto credibili afferma Martin Currie. Ciò può avvenire sostenendo le società che abbiano cre­ato proattivamente piani di transizione credibili, nonché aiutando le società ad adottare la best practice nel pro­gresso verso obiettivi di azzeramento netto specifici, scientifici e con tempistiche precise. È quello che defini­remmo come un allineamento comportamentale e ope­rativo a obiettivi di azzeramento netto. A tale scopo, tutte le società possono aiutare a sostenere l’aspirazione a un azzeramento netto e gli investitori possono contri­buire all’accelerazione della decarbonizzazione parteci­pando attivamente e assicurando un allineamento credi­bile degli obiettivi della società all’azzeramento netto. Nel nostro caso specifico, aderiamo costantemente a uno standard di coinvolgimento basato sugli esiti, e non solo sul dialogo.

Siamo convinti che con questo tipo di approccio, che ci consente di esaminare presso le società in cui investiamo lo status per ogni fase del coin­volgimento misurandolo a fronte del completamento, possiamo avere una visione approfondita dell’efficacia con cui gli investitori stanno facilitando e accelerando l’adozione di obiettivi di azzeramento netto credibili. Attualmente vi è una vera sfida nella notevole disconnes­sione tra aspirazioni e azioni relative all’azzeramento netto. Per essere chiari, non è una sfida che riguarda solo le società, bensì anche i governi, ai quali spetta attualmente il compito di tradurre obiettivi a lunga sca­denza in piani di azione specifici. Uno studio recente dei consulenti per la sostenibilità South Pole ha riscontrato tuttavia che nonostante il raddoppio nell’anno passato degli impegni all’azzeramento netto, appena l’11% delle organizzazioni ha stabilito un obiettivo su basi scientifi­che a loro sostegno. Come abbiamo dichiarato chiaramente nel nostro artico­lo precedente di questa serie Azzeramento Netto: Dalla Politica all’Azione, serve un senso di urgenza nel tradur­re impegni ad alto livello in obiettivi più specifici. Una parte fondamentale delle modalità con cui possono farlo gli investitori, è la partecipazione attiva all’adozione, la misurazione e il rilevamento di impegni fondamentali rela­tivi al clima, e l’espressione di un voto a favore di queste aspirazioni, ad esempio appoggiando proposte per una maggiore trasparenza afferma Martin Currie.

In ultima analisi, ciò potrebbe anche includer un voto contrario al management, qualora riteniamo che le società non stanno affrontando efficace­mente i propri rischi climatici. In base alla nostra esperienza, riteniamo che un colloquio bidirezionale tra investitori e industria sia il modo più effi­cace per condividere la best practice. Nelle società nelle quali investiamo cerchiamo e propugniamo quattro aspet­ti fondamentali: 1. Trasparenza e solida informativa: qualsiasi obiettivo futuro deve essere basato su una chiara view dell’in­tensità di carbonio attuale di un’attività. Ci attendiamo che le società forniscano tutte le informazioni possibili agli investitori riguardo alla loro impronta di carbonio, non limitatamente alla propria attività ma includendo anche le rispettive catene di fornitura e l’impronta di carbonio finale dei prodotti finiti. Ci attendiamo anche che forniscano dati coerenti, strutture e inquadramenti che consentano di rilevare il loro progresso verso le aspirazioni di azzeramento netto, insieme alla traspa­renza in merito alla loro attività lobbistica diretta e indi­retta, oltre alla misura dell’allineamento con l’azzera­mento netto. 2. Aspirazione e azioni specifiche: riconosciamo che le strade per arrivare all’azzeramento netto differiscono a seconda delle industrie specifiche.

Gli elementi di diffe­renziazione tra le industrie riguarderanno il punto di partenza, la scala di azione e le sfide tecnologiche da superare. Ci attendiamo tuttavia che le società provino e si incamminino su una strada per l’azzeramento netto credibile nell’ambito del proprio settore, coerenti con l’azzeramento netto entro il 2050 e con obiettivi di breve e medio termine per le loro emissioni scope 1 (diretto), scope 2 (indiretto – abitualmente l’elettricità consumata da un’impresa) e, ove rilevante, scope 3 (altro prodotto diretto o indiretto). Organismi quali ad esem­pio la Transition Pathway Initiative (TPI) – un’iniziativa guidata da proprietari di asset – forniscono informazioni preziose nel valutare l’allineamento attuale delle società e delle industrie con gli obiettivi climatici. Obiettivi spe­cifici ne costituiscono una parte integrante. Senza que­ sti, gli obiettivi politici ad alto livello mancano di credibilità e struttura. C’è ancora molto lavoro da fare in quest’area, e la TPI evidenzia che l’86% delle società industriali quotate al pubblico non è allineato a una strada che conduca a un aumen­to della temperatura non superiore a 2 °C. Gli obiettivi dovrebbero essere anche collegati alle decisioni d’investimento di un’impresa, tenendo conto di come si sta modificando l’investimento di capitali e le ipotesi di spesa operativa in funzio­ne dei propri obiettivi. 3. Responsabilità: la responsabilità finale del model­lamento e dei progressi compiuti riguardo agli obiettivi climatici sono di pertinenza della direzio­ne e del board.

Dovrebbe esserci un incoraggia­mento a legare la remunerazione agli obiettivi cli­matici. In industrie ad alto rischio, può essere importante far sì che in occasione delle assem­blee generali, anche gli azionisti possano espri­mere la propria opinione in merito al clima. Ciò tuttavia non dovrebbe mai intaccare la responsa­bilità finale del board per il progresso compiuto verso gli obiettivi climatici. Le società dovrebbero essere anche consapevoli dell’imperativo di alli­neamento a una ‘Giusta Transizione’ nel loro viaggio verso l’azzeramento netto. 4. Focus sulla riduzione assoluta del carbonio: deve essere chiaro che l’obiettivo finale è l’azzeramen­to netto. Mentre nel breve termine può essere utile disporre delle misure relative dell’intensità di carbonio per un’attività, qualsiasi piano per essere credibile deve mostrare una strada per la riduzione delle emissioni assolute generali, aspi­rando all’azzeramento netto in un periodo più lungo. Analogamente, è importante anche con quale struttura le società raggiungono i loro obiettivi di riduzione afferma Martin Currie. La compensazione e i credi­ti di carbonio dovrebbero essere una quota limi­tata e decrescente degli impegni di una società nei confronti del clima. Al centro dell’attenzione vi dovrebbe essere un cambiamento operativo reale, e non una compensazione.

In ultima analisi, con l’aumento nel tempo dei prezzi del carbonio, le società che optano per la compensazione in un periodo più lungo potrebbero rendersi conto che questi programmi sono antie­conomici e dovranno accelerare i loro piani per una decarbo­nizzazione più aggressiva in un momento successivo. Dal momento che l’intento dell’azzeramento netto è evitare una riposta politica estrema dannosa, collettivamente incoraggia­mo le società a evitare quest’approccio. Siamo convinti che le società forti in queste aree possano ras­sicurare i loro investitori riguardo all’efficienza con cui stanno gestendo i rischi associati al clima. Si può prevedere che per­tanto saranno remunerate con un costo del capitale più basso. L’importanza dell’azzeramento netto in questo senso non potrà quindi che aumentare, con il continuo cambiamento del panorama normativo, la diffusione del pricing del carbonio e le forti preferenze persistenti dei consumatori per marchi e imprese gestite in modo sostenibile. Uno studio di Schroeder ha ipotizzato che con un prezzo del carbonio di 100 dollari, potrebbe essere a rischio fino a un quinto degli utili societari.

Di conseguenza, noi di Martin Currie adottiamo un approccio di Carbon Value at Risk in tutti i portafogli per rilevare l’esposi­zione delle società nelle quali investiamo a un panorama del carbonio in evoluzione. Impegno politico, educazione e ampliamento dell’adozione di strumenti e strutture fondamentali destinati ad agevolare il perseguimento degli obiettivi climatici afferma Martin Currie. Amministriamo attivamente e con impegno il capitale dei nostri clienti, e siamo anche convinti di avere un obbligo a sostenere iniziative fondamentali quali ad esempio i Principi per gli investimenti responsabili (PRI), TCFD e quelli promossi da organismi industriali. Nel farlo, possiamo influire sulla direzione politica, inco­raggiando la protezione dell’ambiente e facilitando una transizione efficiente che utilizzi il potere dei mercati dei capitali nell’indirizzamento del capitale, il pricing del rischio climatico e l’incoraggiamento all’uso delle prati­che migliori. Per citare un esempio delle nostre azioni in quest’area, siamo tra i sottoscrittori del Global Investor Statement to Government on Climate Change, che sol­lecita i governi ad alzare l’asta sulle ambizioni relative al clima e mettere in atto forti politiche mirate a realizzare gli obiettivi dell’Accordo di Parigi.

La gestione degli investimenti è una forza globale, che tramite le sue azioni nell’amministrare gli asset dei clienti nel lungo termine, procede con il sostegno alla realizzazio­ne degli obiettivi dell’Accordo di Parigi. Ciò detto, studi quali ad esempio l’Influence Map hanno dimostrato che le azioni politiche del settore al momento sono ancora limi­tate e pertanto dovremmo continuare ad unirci a loro favore e sostenere forti azioni politiche legate alla finanza climatica. L’EU Action Plan on Sustainable Finance è un buon esempio delle crescenti aspirazioni e dello scope politico – elementi che gli investitori possono sostenere e ai quali partecipare attivamente ai fini di un progresso costante del dibattito politico. Un altro modo con il quale gli investitori possono aiutare a sostenere la realizzazione di obiettivi allineati al clima è l’istituzionalizzazione e il supporto all’adozione di stru­menti e strutture fondamentali relativi al cambiamento climatico nelle loro relazioni con le società. Queste strut­ture offrono il duplice beneficio di fornire all’industria strutture specifiche per la gestione dei rischi climatici e agli investitori maggiori approfondimenti utili affinché il mercato possa assegnare un pricing più adeguato ai rischi e alle opportunità legate al clima.

Aiutano anche le società fornendo strumenti strutturati che aiutino nella gestione dei propri obiettivi climatici. Ampliando queste strutture a un numero maggiore di società e investitori, aumenta l’utilità per tutte le parti interessate, creando un loop di feedback positivo per dati più abbondanti e di qualità migliore legati al clima, che consentono di confrontare la performance nell’ambito dei settori e aiutano a facilitare un utilizzo accelerato delle best practice nelle industrie. Strutture quali le TCFD hanno convalidato la necessità e il momentum alle spalle dell’aumento di strutture basate su informazioni utili per le decisioni. Queste sono state sviluppate per diventare specifiche per il settore, quanti­tative per natura, confrontabili e rilevanti per le società interessate e coprire l’informativa relativa a governance, strategia, gestione del rischio e misure e obiettivi associa­ti al cambiamento climatico per una determinata attività afferma Martin Currie. In quanto sottoscrittore di TCFD, Martin Currie è convin­ta che sia importante diventare parte attiva della soluzio­ne per trainare un’adozione più ampia dell’informativa sul clima e svolgere il proprio ruolo nell’aiutare a educare e condividere le best practice con le società nelle quali investiamo. Le indicazioni specifiche riguardano il modo in cui per un’attività potrebbe essere benefico un reporting conforme alle TCFD, e che fornisca una determinata struttura alla quale allinearsi, diffondendo un’informativa coerente. Una massa critica nell’adozione di strutture fon­damentali aiuta le società amplificando le richieste di reporting degli investitori e del mondo esterno, e consen­tendo loro di farlo con maggiore precisione e rilevanza. Utilizziamo informazioni ricavate dalle informative TCFD insieme ad altri strumenti per gli investitori, ad esempio il Paris Agreement Capital Transition Assessment (PACTA), la Transition Pathway Initiative (TPI) come ausilio per la nostra analisi.

In altre aree dell’industria sta emergendo rapidamente anche il supporto a iniziative quali la Paris Aligned Investment Initiative (PAII) e l’Asset Manager Net Zero Alliance per la promozione di un’adozione diffusa nel settore degli investimenti di obiettivi di azzeramento netto, che sarà sempre più parte integrale di una risposta del settore nella creazione di trasparenza. Concludendo, riteniamo che vi siano numerosi modi fondamentali con cui gli investitori possono sostenere le aspirazioni sociali all’azzeramento netto delle emissioni di carbonio. Specificamente, indirizzando il capitale verso la remune­razione di soluzioni per la crisi climatica, utilizzando un impegno attivo destinato a incoraggiare obiettivi di ridu­zione delle emissioni e influendo sull’adozione delle best practice. In quanto investitori, lo facciamo nell’ambito del nostro pro­posito sottostante di investire per migliorare le vite delle persone, e perché siamo ancora convinti che vi saranno opportunità d’investimento allettanti per chi investe con una prospettiva di sostenibilità nel lungo termine, conside­rando che il ritmo del cambiamento continua ad accelerare nella lotta contro il cambiamento climatico afferma Martin Currie.

Andando avanti, riteniamo che con la nostra attività siamo responsabili per il mantenimento degli stessi standard. Nella fase preparatoria al COP26, stiamo esaminando le nostre azioni in quest’area, aspirando a dare prova di lea­dership nel modo in cui ci allineiamo all’azzeramento netto: gestendo la nostra impronta di carbonio; vigilando su come i nostri portafogli possono contribuire a obiettivi allineati all’Accordo di Parigi e mantenendoci conformi agli stan­dard più elevati di trasparenza nel reporting conforme a questi obiettivi.

 

A cura di David Sheasby, Head of Stewardship & ESG e John Gilmore, Portfolio Manager / Stewardship & ESG Specialist di Martin Currie (parte di Franklin Templeton)

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