A vent’anni dall’introduzione dell’Euro: la Spagna cambia marcia

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L’Euro è la moneta unica nell’eurozona da quasi vent’anni. La Spagna, dopo anni di crisi, torna a crescere ed è pronta a rientrare tra i Paesi semi-core.

Gli Stati membri dell’Eurozona hanno avuto storie molto diverse tra loro fin dall’introduzione dell’Euro come moneta unica.

Pensando all’Italia, per esempio, nelle fasi iniziali si è vista una crescita più debole per poi registrare una frenata ulteriore durante la crisi del debito europeo del 2009. Il Bel Paese ha ripreso la sua crescita a partire dal 2014, facendo comunque segnare un passo più lento rispetto agli altri Paesi.

Allo stesso modo anche la Germania ha iniziato la sua avventura nell’Euro con una fase a rilento, per poi recuperare ampiamente e diventare la “locomotiva d’Europa”.
All’opposto la Francia che dopo una prima fase di crescita ha perso il proprio slancio che stenta ancora ad essere ritrovato da più di 10 anni.

Cosa cambia dall'introduzione del Euro

Caso particolare la Spagna.
Dopo una prima fase positiva dei primi anni dopo l’introduzione dell’Euro, trainata da un’economia in forte espansione a discapito di un rapido aumento del debito e del un deterioramento della bilancia dei pagamenti, il Paese ha vissuto una forte fase di crisi.

“Il PIL spagnolo tra il 2008 e il 2013 si è contratto di quasi il 10%. Di conseguenza, i cinici commentatori hanno continuato a inventarsi acronimi poco lusinghieri, se non addirittura offensivi, per i paesi periferici dell’Eurozona”, commenta Oliver Eichmann, co-head European rates di DWS.

Dal 2014 la Spagna ha invertito nuovamente la rotta facendo registrare tassi di crescita annuali del 3%.

“Il settore bancario stabile, la bilancia dei pagamenti positiva e il calo della disoccupazione hanno dato ulteriori prove del fatto che la Spagna è tornata tra i paesi forti dell’Eurozona. Sulla base di questi sviluppi, DWS già da tempo non annovera più la Spagna come paese della cosiddetta Eurozona periferica. La Spagna è sulla buona strada per rientrare nuovamente nella classe dei paesi “semicore” dell’Eurozona”, conclude Oliver Eichmann.

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