Gli investitori globali formulano prospettive positive per la Cina

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Secondo uno studio EIU e Invesco, quattro investitori globali su cinque prevedono di aumentare le allocazioni alla Cina nei prossimi 12 mesi

Secondo un sondaggio dell’Economist Intelligence Unit sull’esposizione cinese degli investitori globali commissionato da Invesco, oltre l’80% degli investitori globali prevede di aumentare significativamente, o moderatamente, le allocazioni agli investimenti cinesi nei prossimi 12 mesi, mentre solo il 4% prevede intende ridurre l’esposizione alla Cina.

The China Position, un sondaggio condotto su 411 proprietari di asset e investitori professionali di Nord America, Asia Pacifico (“APAC”) ed Europa, Medio Oriente e Africa (“EMEA”), ha raccolto le risposte di dirigenti al vertice di organizzazioni globali in relazione all’esposizione agli investimenti cinesi. Tra gli intervistati figurano gestori patrimoniali di vario genere, proprietari di asset come compagnie assicurative e fondi sovrani, nonché banche commerciali. Le organizzazioni intervistate vantano una massa gestita compresa tra 500 milioni di dollari USA e oltre 10 miliardi di dollari USA. Gli intervistati hanno generalmente definito l’esposizione cinese della propria organizzazione superiore alla media rispetto alle omologhe organizzazioni di settore.

Marty Flanagan, President & CEO di Invesco, ha dichiarato:I riscontri sono promettenti e supportano la nostra convinzione che la straordinaria crescita e le continue misure della Cina volte ad ampliare l’accesso ai suoi mercati rappresentino un’opportunità significativa e sempre più interessante per gli investitori nazionali e globali. Da oltre 30 anni aiutiamo gli investitori a operare sui mercati cinesi e siamo del parere che un’avveduta allocazione alle asset class cinesi possa svolgere un ruolo rilevante nell’aiutare gli investitori a conseguire i loro obiettivi di lungo termine.”

Secondo i risultati del sondaggio, quasi il 90% degli intervistati ha una “esposizione degli investimenti dedicata” alla Cina, dove “dedicata” indica che gli investimenti sono deliberatamente mirati alla Cina e non rientrano un più ampio raggruppamento regionale o di altro genere, come per esempio i mercati emergenti. Ciò può comprendere allocazioni specifiche ad azioni, obbligazioni o asset alternativi attraverso fondi gestiti, ETF o altri veicoli d’investimento. Per quanto riguarda il restante 10%, circa due terzi perseguono comunque un’esposizione alla Cina tramite un paniere comprendente mercati globali, asiatici o emergenti.

Benché i “miglioramenti delle competenze della mia organizzazione in materia di mercati cinesi” rappresentino il principale propulsore che spinge i partecipanti al sondaggio ad assumere un’esposizione dedicata alla Cina (41%), i progressi compiuti a livello di reporting societario, tutele legali, vigilanza dei mercati e intermediari finanziari, costituiscono anch’essi fattori significativi che inducono gli intervistati a prendere in considerazione un incremento degli investimenti nel paese.

Per quanto concerne le organizzazioni prive di un’allocazione dedicata, il 39,5% ha indicato che la maggior difficoltà dell’investimento in Cina è la “mancanza di trasparenza del sistema finanziario per gli investitori esteri”. Oltre il 30% degli intervistati ha citato altre tre problematiche: preoccupazioni per le tutele legali, timori per la stabilità economica e mancanza di intermediari finanziari affidabili. Alla domanda di quali catalizzatori potessero indurre la loro organizzazione a valutare un’esposizione dedicata, oltre il 50% degli intervistati ha risposto maggiori tutele legali per gli investitori esteri.

Andrew Lo, Senior Managing Director & Head of Asia Pacific di Invesco, ha dichiarato: “I risultati di questo sondaggio ad ampio raggio supportano gran parte del sentiment generale che osserviamo tra i nostri clienti globali. Molti hanno cominciato a considerare la Cina come una destinazione chiave per gli investimenti e un asse portante dell’allocazione di portafoglio globale. Le autorità cinesi hanno dimostrato il loro impegno a supportare l’interesse degli investitori per i mercati di capitali del paese e abbiamo già osservato misure costruttive, come l’aumento delle quote di investimento nel programma QFII nei mesi precedenti.”

Gli intervistati con un’esposizione dedicata alla Cina hanno citato molteplici obiettivi per il mantenimento di tale allocazione. La principale risposta è stata la diversificazione del portafoglio (87%), seguita da “acquisizione di esperienza per i team interni” (69%) e ricerca di alfa in terza posizione (62%). Alla domanda concernente il conseguimento di tali obiettivi, il 77% ha risposto di averli conseguiti, mentre il 21% ha affermato che era troppo presto per dirlo e l’1% ha dichiarato che gli obiettivi non erano stati raggiunti.

Le prospettive economiche cinesi restano brillanti
I partecipanti al sondaggio rimangono ottimisti circa le prospettive per l’economia globale, e ancor più ottimisti per la Cina. Circa due terzi degli intervistati ritengono che le condizioni economiche globali nei prossimi 12 mesi saranno migliori delle attuali, mentre quasi tre quarti credono che le condizioni economiche in Cina saranno migliori.

Gli intervistati nordamericani sono ampiamente rialzisti in termini di prospettive economiche sui mercati: per i prossimi 12 mesi, oltre l’80% si aspetta infatti condizioni economiche migliori sia a livello globale che in Cina. Gli investitori nelle regioni EMEA e APAC sono a loro volta decisamente più ottimisti per la Cina che per l’economia globale; il 65% degli intervistati EMEA ritiene che le condizioni economiche globali saranno migliori, mentre il 73,5% ha dichiarato che le condizioni economiche cinesi sono destinate a rivelarsi migliori. Nella regione APAC, il sentiment è leggermente più moderato su entrambi i fronti: il 53% si aspetta un miglioramento globale e il 66% in Cina.

In linea con il crescente ruolo di leader globale che la Cina svolge a livello di sviluppo tecnologico, il 58% degli intervistati ha indicato che l’innovazione (ossia intelligenza artificiale, robotica, ecc.) rappresenta il principale tema d’investimento con maggiori probabilità di attirare gli investimenti delle rispettive organizzazioni, seguita a breve distanza dai servizi finanziari con il 51% e dai servizi della “nuova economia” come per esempio sanità, IT e istruzione in terza posizione con il 41%. Il segmento delle energie rinnovabili è emerso come un altro tema significativo destinato ad attirare gli investimenti, soprattutto in Nord America secondo il 39% degli intervistati, a pari merito con i servizi della “nuova economia”, in termini di probabile investimento.

Jason Wincuinas, Senior Editor di Economist Intelligence Unit, ha dichiarato: “L’orientamento rialzista evidenziato da questo sondaggio è stato illuminante. Nonostante l’andamento altalenante delle borse valori globali, le prospettive a 12 mesi formulate da alcuni dei maggiori investitori mondiali sono risultate nettamente positive. Abbiamo inoltre scoperto che queste organizzazioni sfruttano le promettenti riforme dei mercati finanziari cinesi e che la schiacciante maggioranza dichiara di avere qualche forma di attività economica onshore. Abbiamo condotto questo sondaggio prima di alcuni degli annunci più recenti relativi all’allentamento delle restrizioni agli investitori esteri, il che indica che la Cina era già molto più integrata nell’economia globale di quanto ci si potesse aspettare.”

Gli impatti della guerra commerciale non sono tutti negativi e hanno una minima influenza sugli investimenti previsti
Alla domanda relativa agli impatti della guerra commerciale USA-Cina sulle decisioni d’investimento sono state fornite risposte contrastanti. Da un lato, il 43% degli intervistati ha dichiarato che avrà un impatto negativo sulle decisioni d’investimento, mentre dall’altro il 42% ha risposto che avrà un impatto positivo. Gli intervistati nordamericani sono i più ottimisti: il 53% di essi cita infatti “qualche” impatto positivo o un “significativo” impatto positivo; gli investitori APAC sono invece i più pessimisti in quanto quasi il 50% si aspetta un “moderato impatto negativo” e un altro 8% un “significativo impatto negativo”.

Nonostante la differenza in termini di impatto atteso, alla domanda circa l’influenza che la previsione della loro organizzazione per la guerra commerciale avrà sui livelli di investimento in Cina, le organizzazioni hanno comunque risposto che prevedono di “aumentare significativamente” o “aumentare moderatamente” l’esposizione alla Cina. Nelle regioni APAC ed EMEA, oltre il 67% degli intervistati prevede di incrementare l’esposizione alla Cina, mentre in Nord America il 71% intende aumentarla nei prossimi 12 mesi.

Azioni onshore in primo piano, al momento e nell’immediato futuro
Il sondaggio ha rilevato che le azioni rappresentano l’asset class più popolare tra gli investitori istituzionali: oltre due terzi hanno infatti un’allocazione diretta ad azioni A sui mercati azionari cinesi onshore (e la percentuale sale all’82% in Nord America), mentre più della metà ha un’allocazione diretta ad azioni H sui mercati azionari cinesi offshore (la percentuale sale all’80% nella regione APAC).

Il 52% degli intervistati ha dichiarato che, nei prossimi 12 mesi, prevede di aumentare l’allocazione alle azioni cinesi onshore, il dato più elevato tra tutte le asset class cinesi. Un altro 34% prevede di mantenere lo stesso livello di allocazioni, mentre il 12% intende diminuirlo. Gli intervistati hanno in linea di massima previsto di aumentare anziché “mantenere invariate” o diminuire le allocazioni nella maggior parte delle asset class, in particolare i mercati privati quali l’immobiliare e la proprietà diretta di società, con metà degli intervistati orientata ad aumentare l’investimento. L’unica asset class che la maggior parte degli intervistati conta di “mantenere invariata”, anziché aumentare, è risultata il debito governativo offshore: il 38% intende infatti aumentarla, mentre il 40% prevede di “mantenerla invariata”.

Andrew Lo ha concluso: “Ci incoraggia il fatto che gli investitori, stando a questo sondaggio, effettuino investimenti in Cina non solo a fini di performance e diversificazione del portafoglio, ma anche per migliorare le competenze delle loro organizzazioni in materia di mercati cinesi. Ciò crea una base istituzionale di conoscenze tra gli investitori globali che genera familiarità e fiducia negli investimenti nei mercati cinesi e questa tendenza è destinata ad accelerare a mano a mano che le barriere all’ingresso crollano e la liberalizzazione di mercato continua. Inoltre, i progressi tra Stati Uniti e Cina sulla via della soluzione del contenzioso commerciale in atto dovrebbero migliorare ulteriormente il sentiment.”

Commento a cura di Marty Flanagan, President & CEO di Invesco e Andrew Lo, Senior Managing Director & Head of Asia Pacific di Invesco

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