Conflitto ucraino: la situazione dei mercati finanziari

conflitto ucraino

Giorno dopo giorno il conflitto ucraino è sempre si dimostra essere sempre più risoluto. La superiorità militare russa è incontrovertibile, ma non è chiaro al momento quale sia il suo obiettivo politico finale.

Il piano di Putin di una guerra lampo in Ucraina non ha avuto al momento successo. La condanna dell’Occidente con l’applicazione di sanzioni punta a isolare la Russia. Volano i prezzi delle materie prime e all’orizzonte si profila la stagflazione.

Quello che è evidente è l’assenza di preoccupazione per l’elevato numero di vittime civili e per la distruzione delle città pur di ottenere il risultato prefissato. Gli spiragli di un negoziato sono ridotti, ma la speranza di una possibile soluzione di pace è sempre presente. Nel frattempo, l’Occidente ha sancito a più riprese una serie di sanzioni economiche e finanziarie per colpire la Russia, la cui efficacia appare evidente, ma che probabilmente non mineranno la volontà di Putin di proseguire nell’azione. In particolare, congelare i fondi esteri della Banca Centrale ed escludere numerose banche dal sistema di pagamento internazionale Swift renderà molto difficile alla Russia l’attività di import-export e alle singole aziende di rifinanziare i propri debiti in dollari e in euro. Al momento Gazprombank è esclusa dalle sanzioni per evitare di bloccare le transazioni collegate a gas e petrolio. È inevitabile, però, che questa azione abbia ripercussioni anche sul sistema finanziario europeo e su quelle imprese che hanno una parte consistente della loro attività con la Russia. In ogni caso l’aggressione russa potrebbe aver segnato la fine di un equilibrio in Europa che difficilmente sarà possibile ritrovare nel breve termine.

Il primo effetto pratico potrebbe essere la nascita di una difesa comune dell’Unione Europea, il cui progetto era partito nel lontano 1999, ma mai decollato. Un’ulteriore preoccupazione riguarda l’impennata dei prezzi delle commodity a causa della guerra. Queste tensioni rischiano di creare problemi alla Cina, alla vigilia del Congresso Nazionale del Popolo dove saranno rivelate una serie di misure a sostegno dell’economia. Il Paese sta entrando nella stagione di punta della domanda di numerose materie prime e il rischio di interruzioni delle forniture inasprirà l’aumento dei prezzi di metalli e fertilizzanti. Nella zona Euro, intanto, l’inflazione ha accelerato a febbraio per il forte rincaro della componente energetica e alimentare, toccando il +5,8%, dato superiore alle attese che probabilmente si manterrà ben al di sopra dell’obiettivo della BCE per un periodo di tempo prolungato. L’Opec+ ha deciso, dopo appena 13 minuti di riunione evitando di discutere della Guerra in atto, di procedere con l’aumento di produzione “standard” di 400,000 barili al giorno, senza provare ad alleviare l’attuale carenza di offerta. In questo quadro diventa realistica la possibilità di entrare in stagflazione. Le autorità monetarie dovranno fare molta attenzione nel calibrare le parole e soprattutto le scelte di politica monetaria per evitare di inasprire la situazione. Attendiamo le imminenti riunioni di BCE e FED per capire quale
direzione prenderanno.

Commento a cura di Massimo De Palma, Head of Multi Asset Team di GAM (Italia) SGR.

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