Aumento dell’inflazione: trend temporaneo o cambiamento di regime?

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BlueBay Asset Management:  Negli ultimi mesi abbiamo visto l’inflazione muoversi al rialzo, in alcuni casi con balzi inattesi.

 

Sebbene andando avanti questo aumento dei prezzi si affievolirà in parte, negli Usa il tasso di inflazione si sta muovendo su un livello attorno al 5% su base annualizzata. In questo contesto gli investitori stanno cercando di valutare quanto sia grande il rischio di inflazione, come potrebbe reagire la Fed e quali sono le implicazioni per gli investimenti più in generale. L’aumento dell’inflazione sarà un fenomeno transitorio? Il primo dubbio da chiarire è cosa si intende per ‘transitorio’, soprattutto da parte della Fed. Quale livello deve raggiungere e per quanto tempo affinché l’inflazione possa essere considerata non più transitoria? Parte della risposta risiede nelle aspettative sull’inflazione, dato che possono portare aumenti di prezzo transitori a trasformarsi in un’inflazione più persistente afferma BlueBay Asset Management

Gli ultimi sondaggi della University of Michigan hanno mostrato un balzo nelle aspettative sull’inflazione per il prossimo anno, al 4,6%, il livello più alto dal 2011. Anche le aspettative di più lungo termine hanno superato il 3%. Tale livello non è ancora preoccupante per la Fed, ma se l’inflazione continuerà a salire e a restare elevata, le aspettative si muoveranno di conseguenza. Riteniamo che negli USA l’inflazione sarà più vicina al 3% che non al target del 2%, a causa della solidità della ripresa del Paese afferma BlueBay Asset Management. L’economia è già vicina ai livelli di output pre-pandemici e entro fine anno opererà al di sopra del livello di capacità e avrà una crescita superiore al trend nel 2022. Ci troviamo in una situazione in cui, anche se parte dell’aumento dei prezzi, dovuto all’offerta e alle riaperture, si dimostrerà transitoria, con l’economia USA in surriscaldamento, la Fed che resta ‘dietro la curva’ e ulteriori stimoli fiscali in arrivo, il trend di crescita dell’inflazione persisterà anche il prossimo anno e i rischi legati all’inflazione sono tendenti al rialzo.

Faro sulle prospettive di più lungo termine Il tema delle prospettive per l’inflazione sul lungo periodo è al centro del dibattito per gli investitori, che cercano di capire se ci troviamo all’inizio di un nuovo regime inflazionistico, che si estenderà al di là degli USA. Sin dalla crisi finanziaria globale ci siamo trovati in un’era di bassa crescita e inflazione e di QE costante. Tuttavia, l’eredità della pandemia e le misure straordinarie, insieme ai trend già esistenti pre-Covid, come la riduzione della popolazione in età lavorativa, il populismo e la deglobalizzazione, potrebbero significare che l’inflazione è sulla via del ritorno. L’esperienza del Giappone, però, mostra che l’invecchiamento della popolazione non implica necessariamente un’inflazione più elevata. Nonostante ciò, da un lato, alcuni dei principali trend secolari degli ultimi 40 anni (globalizzazione, aumento dell’offerta di lavoro e dei profitti) stanno venendo meno afferma BlueBay Asset Management.

Dall’altro innovazione tecnologica, digitalizzazione e automazione continueranno a pesare sulla forza lavoro e sui prezzi. Penso che nessuno di noi possa dire con esattezza quale sarà l’outlook per l’inflazione sul lungo periodo, data la complessità delle dinamiche di queste forze, ma per la prima volta in molti anni, il rischio di inflazione sul medio termine è schiacciato al rialzo. Gli effetti di un’inflazione più elevata sugli investimenti Nel breve termine, sarà cruciale vedere quale reazione avranno le banche centrali di fronte a un’inflazione maggiore. Il nuovo approccio al target di inflazione della Fed permetterà all’economia di surriscaldarsi e aspettare che l’inflazione abbia superato il target forse per un anno o più prima che la Fed alzi i tassi. Il primo step sarà il tapering del programma di acquisti della Fed da 120 miliardi di dollari, probabilmente all’inizio dell’anno prossimo, ma annunciato già verso fine 2021.

Ci aspettiamo che l’uscita dal QE sarà ben segnalata, ma potrebbe comunque causare una certa volatilità sui mercati. A livello di outlook per i tassi di interesse, il mercato sta prezzando il primo rialzo della Fed nel primo trimestre del 2023, seguito da un rialzo per trimestre, che potrebbe raddoppiare nel 2025. Ma il rischio di muoversi solo in modo reattivo quando l’inflazione sarà ben al di sopra del target è che quando la Fed inizierà ad alzare i tassi, il ritmo sarà più rapido afferma BlueBay Asset Management. I tassi nominali e reali negli USA saranno ben superiori di quelli impliciti nei tassi forward. A nostro avviso gli investitori dovrebbero mantenere un bias di short duration nei loro portafogli. Inoltre, i tassi reali USA peseranno sui titoli ‘growth’ e, visto il dominio dei titoli tech nei mercati azionari USA, ciò potrebbe fungere da catalizzatore per una correzione più ampia, anche se breve, per l’azionario. Le commodity e il debito emergente generalmente performano bene in contesti di rialzo dell’inflazione. Guardando più avanti, se davvero ci troviamo alla fine di un regime di bassa inflazione, penso che vedremo un numero minore di movimenti di risk-on risk-off sui mercati globali, innescati da fasi di panico periodiche dovute ai timori di deflazione, e dall’apertura e chiusura dei rubinetti della liquidità da parte delle banche centrali. Se così sarà, i prezzi degli asset saranno più sensibili ai fondamentali e ci sarà una maggiore dispersione dei rendimenti. In altre parole, gli investitori dovranno tornare alle basi.

 

A cura di David Riley, Chief Investment Strategist, BlueBay Asset Management

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